giovedì 2 aprile 2009

Prima la vita del lavoro


Prima la vita…del lavoro

E' vero, il lavoro nobilita l'uomo, ma questo non significa che centinaia di migliaia di dipendenti l'anno debbano immolarsi in nome di un valore che a loro non mette in tasca niente: il risparmio dei loro superiori. I fondi per la sicurezza dei lavoratori, infatti, costituiscono per le aziende un costo oneroso che spesso queste preferiscono sostenere solo in parte o non sostenere per nulla.
Dati storici dimostrano che dalla seconda metà del diciottesimo secolo, in seguito alla crescente meccanizzazione dell'industria, il problema degli incidenti sul lavoro aveva assunto dimensioni fino allora sconosciute.
Così, in Italia, dopo un primo tentativo d'assicurazione volontaria promessa a carico degli stessi lavoratori e completamente fallita per la scarsissima adesione degli interessati (preoccupati di dover rinunciare ad una parte del salario), nel 1898 lo Stato intervenne con la prima legge di tutela per la sicurezza sul lavoro.
Giolitti varò una riforma che prevedeva un'assicurazione parzialmente a carico dei datori di lavoro.
L'evoluzione legislativa successiva, in considerazione del miglioramento delle condizioni
d' assicurazione, sul versante sia dei premi sia delle prestazioni, portò all'istituzione della Cassa nazionale infortuni che, nel 1933 diventò INAIL. Lo stesso anno nasceva l'INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale).
Già precedentemente, nel 1917, fu introdotto il criterio dell'automaticità dell'assicurazione sociale antinfortunistica.
Questo susseguirsi di riforme sociali permise finalmente il miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani. Purtroppo però il tasso d'incidenti rimaneva ancora molto elevato e in particolare l'Italia manteneva il primato rispetto al resto d'Europa.
Nel periodo tra il 1995 e il 2004 c'è stata una riduzione del 25,4% degli incidenti. Invece nel resto d'Europa la flessione è stata di quasi il 30 %. Secondo il rapporto ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) oltre mille persone l'anno subiscono danni fisici sul luogo d'impiego. Ma questa stima comprende esclusivamente i casi denunciati e quindi riguardanti solo il lavoro regolare, infatti, si valuta che si verifichino 200000 infortuni che poi non sono regolarmente segnalati.



Tra il 2003 e il 2005 hanno avuto luogo poco meno di 4,5 morti al giorno.In quel periodo circa quattro persone, ogni giorno, si sono svegliate, alcune di loro hanno salutato la famiglia, sono uscite da casa per non farvi più ritorno. La stampa non ne parla compiutamente, spesso chiude gli occhi davanti a questi orrori del XXI secolo; spesso si può parlare addirittura di censura mediatica perché queste morti fanno scandalo, non danno una buona immagine del paese o infine…non fanno notizia.
Sono cifre da guerra: una guerra che molti di noi combattono ogni giorno per portare a casa"la pagnotta". Padroni incuranti del fatto che ogni vita, anche quella dei più umili, di quelli che sono obbligati a lavorare in condizioni pessime per sopravvivere, ha dignità e va difesa. E necessario ricordarsi di queste persone e anche di quelle per le quali non è stata spesa una parola:i morti nascosti che non hanno nemmeno avuto la possibilità di essere ricordati come vittime di un sistema opulento.Vittime che non possono più parlare, ammutolite da un destino ingiusto, voluto dall'uomo.
Un caso recente che ha particolarmente smosso la stampa è quello avvenuto il 6 dicembre 2007 alla "Thyssen Krupp" di Torino, in cui sette uomini hanno perso la vita a causa di un rogo, che non hanno potuto estinguere per la mancanza di misure precauzionali.Alcuni dirigenti dell'azienda sono stati condannati per omissione delle cautele antinfortunistiche e per omicidio colposo.
Un fatto clamoroso, quello della Thyssen, come molti altri: Marcinelle in Belgio dove, l’8 agosto del 1956, un incendio, scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile di Bois du Cazier, causò la morte di 262 persone di dodici diverse nazionalità. 136 minatori erano italiani. Rimasero senza via di scampo, soffocati dall'ossido di carbonio e braccati dalle fiamme. Le operazioni di salvataggio furono disperate fino al 23 agosto, quando uno dei soccorritori diede l’annuncio, in italiano: "Tutti cadaveri".Nella fabbrica Triangle di New York, nel 1911, persero la vita 148 persone, perlopiù donne.
Alla problematica relativa agli infortuni sul lavoro, si collega il concetto di igiene e sicurezza sul posto di lavoro, cioè l'insieme delle norme che impongono al datore di lavoro di adottare le misure che, secondo il tipo d'impresa, di lavoro svolto e secondo l'esperienza e la tecnica sono necessarie a predisporre un ambiente idoneo, tale da consentire al lavoratore l'adempimento della prestazione senza danni per la salute e l'integrità fisica.Troppo spesso l'ambiente lavorativo non è idoneo: mancano, ad esempio, misure precauzionali o si fa uso addirittura di materiali nocivi. Emblematico è il caso dell'amianto; questo materiale, per le sue proprietà di termodispersione e fonoassorbenza, è stato utilizzato in grandi quantità per molti anni. C'è un luogo in Piemonte, dove, agli inizi del Novecento, l'amianto è stato accolto come fattore di crescita economica, ma è in questa città che, per l'amianto, oggi, si continua a morire.Quasi esclusivamente questo materiale è ritenuto colpevole di un tumore, il mesotelioma, dovuto appunto all'inalazione e/o ingestione di sue fibre.La città è Casale di Monferrato; qui, tra il 1906 e il 1907 venne fondata la fabbrica "Eternit", successivamente ricordata con il nome "la fabbrica del cancro".Qui vennero fabbricati componenti per l'edilizia tra cui tubi in fibrocemento(cemento e amianto) per costruire o ripristinare acquedotti.Per anni consulenti scientifici dell' azienda, sia a livello nazionale che internazionale, avevano messo in dubbio che la situazione epidemiologica venutasi a creare in seguito all'apertura della fabbrica, avesse come causa proprio l' utilizzo dell'amianto.Oggi si sa con assoluta certezza che quell'orribile morte per soffocamento che ha ucciso migliaia di persone in Italia è dovuta all'inalazione prolungata di amianto.
Le intossicazioni da amianto avvennero in particolare nei cantieri navali e nelle zone limitrofe perché è proprio in questo campo industriale che se ne faceva più uso. Per questo motivo le zone più colpite sono quelle portuali: in Liguria, in particolare in provincia di La Spezia,in Toscana,in particolare a Massa Carrara e a Livorno e in Puglia,in particolare a Taranto.
E assolutamente necessario perciò che la società si mobiliti in maniera concreta, che mass media e istituzioni si occupino realmente di questa piaga che affligge la nostra nazione per dare priorità, finalmente, alla sicurezza di ogni cittadino.
Forse è il caso di dire: vai a lavoro ma quando sei lì ora dum labora (prega mentre lavori).


Maria Cereghino

Video consigliati:
http://www.youtube.com/watch?v=fiGdePe6HZY
http://www.youtube.com/watch?v=njG7p6CSbCU

Fonti:
www.inail.it
www.italianiimbecilli.it
il GENIO in MUSICA:
gente che fece del proprio handicap la chiave di violino della vita

Il termine inglese "handicap", è traducibile in italiano come "svantaggio", "menomazione" o "impedimento"; questa è una semplice parola che ha, però, enormi ripercussioni sul nostro modo di pensare e di agire. Le persone "sane" tendono ad arretrare se si trovano dinnanzi ad un individuo con problematiche di questo genere, che comportino, appunto, impedimenti nella vita sociale, siano essi fisici o mentali; le persone "sane" tendono ad imbarazzarsi nell'entrarci in contatto, a cambiare il loro comune comportamento, mutandolo verso toni di voce ed azioni più gentili, pacati ma, al contempo, mantenendo una sorta di distacco per timore di istaurarvi un rapporto che possa andare oltre al "Grazie dell'informazione e arrivederLa". La verità è che le persone "sane" sono spaventate da quello che vedono in coloro che non sono simili a loro stesse, da coloro che vivono a testa alta nonostante i disagi che subiscono a causa di Madre Natura; da coloro che gli ricordano quanto crudeli siano nel non apprezzare la propria vita "sana", lamentandosene. Le persone "sane" tendono così a provare una sorta di pena verso questi "sfortunati", e, per paradosso, ad aumentarne così la discriminazione. Trattarli in modo diverso è un modo per farli sentire ancora più diversi.
Ma il termine "Handicap" è realmente sinonimo solo di "sfortuna"? Non è, invece, possibile che questa idea radicata nel senso comune si possa convertire in una differente interpretazione, simile all' "Handicap" sinonimo di "Genialità"?
A voi una libera risposta alla fine, a me l'onore e l'onere di farvici ragionare.
Prendiamo l'esempio della musica, e procediamo, passo passo, per epoche e generi.

La musica Classica

Ludwing Van Beethoven fu battezzato a Bonn il 17 dicembre del 1770 da una famiglia originaria del Belgio, il maggiore di tre fratelli sopravvissuti alla morte di altri quattro. Il padre cercò in loro il genio della musica e lo trovò in Ludwing che, all'età di otto anni, tenne la sua prima esibizione pubblica a Colonia. La sua carriera iniziò ad appena dodici anni e, da quel momento in poi, la sua vita fu tutto un susseguirsi di studi, e viaggi, e tournee; un carattere impulsivo ed eccessivo da tenere a freno, il dovere morale di sostituire il padre, troppo spesso ubriaco, nel ruolo di "capo famiglia", sia finanziariamente che moralmente verso i due fratelli più piccoli; la morte della madre nel 1787, unica persona con cui era stato in grado di costruire un rapporto di sincero affetto e, successivamente, nel 1815 quella del fratello ed il conseguente doversi far carico dell'educazione del giovane nipote (per il quale dovette affrontare diversi problemi giudiziari per ottenerne la nomina di tutore) e, a tutto questo, bisogna aggiungere l'essere afflitto da disfunzioni fisiche quali problemi alla vista, all'intestino, terribili mal di testa, una vita sregolata tipica degli artisti, e, soprattutto, la comparsa del suo handicap.
Ludwing Van Beethoven, all'età di appena ventisette anni, venne infettato dal germe della sordità che interessò prima l'orecchio sinistro e poi anche il destro. La perdita dell'udito fu progressiva fino a portarlo al silenzio più completo, la peggior sofferenza per chi ha passato un'intera vita a nutrirsi di musica e suoni. Il compositore tenne il suo dolore chiuso in sè per diversi anni, segreto suo e della sua sola anima, allontanandosi dalla vita sociale, vivendo in solitudine, temendo che qualcuno dei suoi nemici potesse scoprirlo, e burlarsene, soffrendo il timore del giudizio, il peso della diversità, e la tribulazione dovuta alla privazione dell'unica cosa che lo rasserenava: la melodia.
Ma Beethoven si fece forza; non si arrese, non prese la via "facile" della morte, del suicidio, un solo istante che avrebbe potuto liberarlo da quel corpo difettoso, quella mancanza di un fine; non smise di lottare, anzi, continuò con ancora più intensità fino a comporre alcune delle sue più famose sinfonie, come la "Quinta". Ma Beethoven la sua Quinta non l'ha mai sentita, come non sentì mai la famosissima "Per Elisa". A non ancora quarant'anni viveva nel suo mondo di silenzio, non percepiva più voci nè suoni, l'unico contatto che aveva col suo pianoforte era una sottile bacchetta di legno: un'estremità la teneva in bocca e l'altra la posava sulla cassa di risonanza dello strumento, interpretandone così le vibrazioni.
Nel 1824, al termine di un concerto, un cantante dovette prenderlo per le spalle e voltarlo verso il pubblico perché si rendesse conto che lo stavano applaudendo freneticamente, ma lui non se ne poteva accorgere.
Fu costretto ad abbandonare la carriera di concertista a soli 44 anni proprio per il suo handicap...ma se questo non ci fosse stato, Beethoven sarebbe diventato ciò che rappresenta oggi per il mondo? Se non avesse dovuto subire questo, appunto, Handicap, se avesse continuato ad ascoltare la musica, se avesse avuto dei sensi "sani" e funzionanti sarebbe riuscito a scrivere ciò che noi, a trecento anni di distanza, continuiamo a studiare? Tutto questo silenzio portò l'artista ad interiorizzare i suoni e a percepire la musica che portava dentro sè e che chissà se sarebbe venuta fuori con le interferenze del caos del mondo. Le note non gli giungevano sul pentagramma dalle orecchie, ma dal cuore, le stesse note che in noi, persone "sane", possono solo che fare il percorso inverso.
"Spesso maledico la mia esistenza -scrive a Wegeler-. Ma Plutarco mi ha insegnato la rassegnazione. Voglio, se possibile, sfidare il mio destino."


Il Jazz

Il Jazz è un genere musicale di origine statunitense, nato nei primi anni del XX secolo per la confluenza di tradizioni musicali africane ed europee. Caratteristiche peculiari di questo sono l'improvvisazione, la poliritmia e l'utilizzo di note swing, incorporando diversi generi della musica popolare americana, dal ragtime al blues, ponendo un forte accento sull'espressività e il virtuosismo strumentale, il cui nome deriva probabilmente dal termine francese "jaser" che significa "far rumore". Secondo Stephàn Grappelli è "Ciò che permette di evadere dalla quotidianità", secondo Gino Paoli "...l'unico genere musicale considerato da chi lo pratichi non un mezzo ma un fine, non un lasciapassare verso il successo e la ricchezza, ma un piacere a sè stante...".
Uno dei più grandi jazzisti degli anni Novanta fu indiscutibilmente il pianista francese Michel Petrucciani.
Nato nel 1962 ad Orange, in Francia, fu figlio di genitori italiani emigrati. Il padre, Antoine Petrucciani, rinomato chitarrista jazz, influenzò molto i gusti musicali del giovane figlio. Studiando fin dalla più tenera età la batteria ed il pianoforte, ebbe la sua prima esibizione pubblica all'età di tredici anni mentre la sua carrierà si può dire si avviò quando era appena quindicenne.
Le sue straordinarie doti musicali ed umane gli permisero di lavorare con musicisti dal calibro di Jim Hall, Eddie Gomez ed Dizzy Gillespie e di suonare dinnanzi al papa Giovanni Paolo II nel 1997, a Bologna.
Morì nel 1997 in seguito a complicazioni polmonari e fu sepolto nel celebre cimitero parigino di Père Lachaise.
Fin qui tutto bene, una comune persona "sana"...se non fosse che Michel Petrucciani era afflitto dalla nascita dall'osteogenesi imperfetta, malattia genetica detta anche "Sindrome delle ossa di cristallo". Questa crea problemi a carico dello scheletro, delle articolazioni, degli occhi, delle orecchie, della cute, dei denti, deformazioni degli arti ed una manifesta fragilità delle ossa. Causa lo stop dell'altezza a 90 centimetri e del peso a circa 23 kg, indebolendo le ossa. Michel Petrucciani era la tipica persona dinnanzi a cui le persone "sane" avrebbero chinato gli occhi per timore di un contatto. Michel Petrucciani era così.


Per raggiungere i pedali del pianoforte doveva usare un marchingegno realizzato per lui dal padre, non poteva condurre una "sana" vita sociale, non poteva fare ciò che tutti fanno, bambini, ragazzi o adulti che siano, ma invece di rattristarsi ne era contento. Petrucciani considerava il suo disagio fisico come un vantaggio perché gli permise, in gioventù, di dedicarsi completamente alla musica, tralasciando ogni altra sorta di "distrazioni" ed impegni. Michel Petrucciani non "suonava"...lui metteva l'anima nella sua musica. Le sue note, contrariamente a quello che si può pensare vedendolo, sono inni alla gioia del mondo. In un'intervista disse che avrebbe voluto avere, oltre a tutto ciò che già lo affligeva, sei dita per mano per poter suonare ancora meglio. Di estrema modestia non voleva essere il leader di nessun gruppo nonostante le straordinarie doti. Diceva di amare il comporre musica da "ascoltare e sentire" , di voler descrivere in essa il suo modo di vedere la vita; asseriva che, ogni volta che suonava, vedeva colori diversi, ma non colori come quelli che possono usare dei pittori...erano colori che poteva vedere e percepire solo dentro sè, e sperava di poter trasmettere queste sue sensazioni anche a chi lo ascoltava. Contribuì ad aprire una fondazione in Francia per la scoperta di nuovi talenti, per dar loro un posto speciale in cui imparare e per offrire a chiunque la volesse l'opportunità di provarci, di mettersi alla prova proprio come fece lui, sfidando ogni sorta di pregiudizio del pubblico pagante e parlante.
Petrucciani fu un eroe nazionale in Francia, il presidente Jacques Chirac era uno dei suoi più celebri e convinti fan, considerandolo un "genio per tutti", lodandone la capacità di "dare sè stesso nella sua arte con la passione, con coraggio unito al suo genio musicale".
Michel Petrucciani, un uomo che, nell'incontrarlo per strada, ci avrebbe fatto chinare gli occhi ma che, nell'ascoltare la sua Musica, ce li fa alzare, sognanti, verso il cielo.


Il Rock

Uno dei maggiori esponenti della musica Rock della metà del Novecento fu certamente il cosiddetto "Re Lucertola", Jim Morrison. Nato a Melbourn l'8 dicembre del 1943 divenne il leader carismatico e frontman del gruppo "The Doors", esponente culturale della rivoluzione del sessantotto ed uno dei più grandi cantanti della storia.
A livello fisico Jim Morrison non necessitava di niente in più di ciò che già possedeva: bello come un dio greco, con tratti perfetti e movenze suadenti era l'idolo e sogno di ogni ragazza (ed in gran parte lo è ancora). A causa della professione del padre che aveva intrapreso la carriera militare nell'areonautica, la famiglia del Re Lucertola dovette subire innumerevoli trasferimenti nelle più disparate parti dell'America, impedendo così all'allora bambino il poter coltivare forme di amicizia sincera e duratura, sviluppando un carattere particolare, solitario, chiudendosi in un solo suo e particolare mondo ed amplificandolo dal 1947, anno in cui avvenne uno degli avvenimenti più importanti per la vita del cantante durante un viaggio con la famiglia nel New Mexico che lui descrisse così:
« La prima volta in cui ho scoperto la morte... io, mia madre, mio padre, mia nonna e mio nonno stavamo viaggiando in auto attraverso il deserto all'alba. Un camion carico di Indiani Navahos aveva sbattuto contro un'altra auto o qualcos'altro: c'erano Indiani insanguinati che stavano morendo sparsi per tutta la strada. Ero solo un bambino e per questo dovetti restare in macchina mentre mio padre e mio nonno scesero a guardare. Tutto ciò che vidi fu una divertente vernice rossa e della gente distesa attorno, ma sapevo cosa stava succedendo, perché riuscivo a sentire i fremiti delle persone intorno a me, e all'improvviso capii che loro non sapevano più di me cosa stava accadendo. Quella fu la prima volta che ebbi paura... ed ebbi la sensazione, in quel momento, che le anime di quegli Indiani morti - forse una o due di esse - stavano correndomi intorno, ed entravano nella mia anima, e io ero come una spugna, pronto a sedermi là e assorbirle »
Jim Morrison fu ossessionato per il resto della vita da questo evento. L'idea della morte prese a perseguitarlo ed a creare con lui un rapporto quasi morboso, portandolo a comporre canzoni e scrivere aforismi alla "vivi come se dovessi morire domani e pensa come se non dovessi morire mai"; ossessionato dalla cultura indiana, dalla figura del serpente, animale dalla forza smisurata in quanto sopravvive in un ambiente sfavorevole come il deserto si convinse che uno sciamano gli fosse entrato dentro ed avesse preso casa nel suo spirito. La sua vita, l'esperienza della droga come mezzo di elevazione così simile all'utilizzo del Peyote in alcune antiche tribù americane, le melodie, il sound delle proprie canzoni, i testi che lo fecero imporre non solo come cantante ma come poeta, con continui richiami alla mitologia, alle leggende, a miti ed ai rettili, tutte manie che contribuirono a renderlo una leggenda agli occhi dei posteri
"Un trascinatore naturale, un poeta
uno sciamano, C/l'
anima di un pagliaccio.
Che ci faccio
nell'Arena
dei Tori
Con tutti i personaggi pubblici
in corsa per il Comando
Spettatori alla Tromba
-scrutatori di sommosse
Paura degli Occhi
Assassino
Essere ubriachi è un buon travestimento-
Io bevo così
posso parlare con le teste di cazzo.
Me incluso."
E il conseguente sentirsi al di sopra del mondo, delle regole, del buon costume, il mantenere un comportamento per molti versi immorale, ignorando le norme, procurandosi varie denunce e spesso imbarazzando coloro che gli stavano vicini per le sue azioni. I suoi gesti plateali, i suoi versi irriverenti, i suoi richiami, censurati, al complesso di Edipo nella celebre "The End" adattata alla vita come a dire "ucciderò tutto ciò che è autorità, tutto ciò che è stato imposto come 'vita comune', non mi farò manovrare [la figura del padre], ritornerò alla purezza dell'inizio, a tutto ciò che ero prima di diventare un essere sociale [simbolo della figura materna]". Tutto ciò che lo riguarda fa pensare ad un Angelo Caduto, ad un uomo finito in questo mondo chissà per quale motivazione, un mondo a lui così poco affine da essere perseguitato dall'idea di cambiarlo.
"Vorrei che arrivasse una bufera
venisse & spazzasse via questa
merda. O una bomba che
bruciasse la Città & lucidasse
il mare. Vorrei che mi arrivasse
una morte pulita."
Uomo non comune con atteggiamenti da Dio, problemi con la legge, con le donne, con il mondo, con le droghe, con l'alcool, con la famiglia, al punto che arrivò ad asserire il falso durante un'intervista, dichiarando di essere orfano; problemi che, oramai, aveva reso parte integrante di sè.
"[...] Perdona a me Padre poiché io so
quello che faccio.
Io voglio ascoltare l'ultima Poesia
dell'ultimo Poeta."
Uomo che quasi si divertiva a creare disagio negli altri, a creare situazioni equivoche, a giocare per sperimentare reazioni. Uomo con un forte, fortissimo disagio esistenziale alle spalle, con un perenne e continuo scontro con la vita. Uomo non puramente pazzo, o almeno non a causa di una semplice e dichiarata malattia mentale, ma così fuori da ciò che è ordinario per i "sani" da apparirlo. Pazzo in quanto la normalità è determinata solo da una maggioranza statistica e quindi folle abbastanza da considerarsi "sano" per aver purificato quelle porte della percezione che invocava Blake, convinto così di poter vedere le cose immense quali esse sono realmente.
"[...]Enter again in the sweet forest
enter again in the hot dream
come with us!
Everything is broken up and dances [...]"


L'incatalogabile
Ray Charles Robinson nacque ad Albany il 23 settembre del 1930; fu musicista, pianista e cantante statunitense, considerato uno dei pionieri della musica Soul. Allevato dalla madre in un contesto economico del tutto sfavorevole assistette all'età di cinque anni, impotente, alla morte del fratello minore, George, annegato in una tinozza del bucato, evento che lo tormentò per l'intera vita. Nello stesso anno il giovane Ray iniziò ad avere problemi con la vista (probabilmente a causa di un glaucoma) che nel giro di due anni lo portarono alla completa cecità. Frequentò una scuola per sordi e ciechi, imparando il brail e, nel contempo, a suonare diversi strumenti musicali e comporre, restandovi fino al 1947, quando si trasferì a Seattle andando incontro al suo successo e mantenendo la promessa che fece alla madre; "nessuno riuscì mai a trattarlo come uno storpio". Ray non usava il bastone per camminare, ma le orecchie: suole dure per ascoltare il suono del pavimento e orientarsi. Ray si faceva accompagnare al pianoforte, ma quando lo suonava zittiva tutti. Ray pretendeva perfino belle donne e capiva che lo erano accarezzando loro il polso.
Come Michel Petrucciani, si impose contro mille pregiudizi: il suo handicap visivo ma anche il suo handicap epidermico, una pelle scura in un periodo di, purtroppo, ancor forte discriminazione da parte dei "sani" dalla pelle bianca; l'handicap della dipendenza da eroina e quello della sua musica, completamente nuova e, per questo, soggetta a pesanti critiche.
Raggiunto un sufficente grado di notoreità, infatti, lottò ancora di più, rifiutandosi persino di tenere un concerto nel suo stato natale, la Georgia, a causa, appunto, della segregazione in cui teneva gli afroamericani e venendone così bandito a vita fino al 7 Marzo del 1979, giorno in cui venne reintegrato con pubbliche scuse e la sua "Georgia on my mind" fu proclamata inno nazionale. Nell'arco della sua carriera vinse 13 Grammy nonostante, agli inizi, vennisse additato perché "suonava la musica del diavolo", perché usava il Gospel (la musica religiosa dell'amore per Dio) per cantare l'amore per una donna, l'amore per la vita. E Ray Charles fece questo per tutta la sua esistenza: cantò la vita fino alla sua morte, e lo fece sempre con la sua espressione gioiosa, il suo sorriso, la sua musica ed i suoi occhiali da sole, nonostante il perenne buio che vi si nascondeva dietro. Lo fece sempre con la sua ironia; leggenda o meno che sia, si dice che sia l'autore di una famosa battuta sul suo handicap: durante un'intervista, ad un cronista di un noto giornale razzista che gli domandava se il fatto di essere diventato cieco in tenera età gli avesse causato dei complessi di inferiorità, rispose: "Non mi lamento, poteva andarmi peggio. Pensi se fossi nato negro!".
Ray Charles mise da parte il suo handicap, il suo buio, per illuminare i vinili del mondo. Affrontando a testa alta le difficoltà ed accettando ciò che per molti sarebbe stato inaccettabile.
"Quando non si vede, si apprezzano meglio gli altri. A volte la tua vita viene toccata da persone meravigliose, che magari non hanno un aspetto meraviglioso, ma tu sei cieco e non lo sai. Quando mio figlio mi sale in grembo, sento solo che c'è qualcuno che mi ama e anch'io lo amo. Se vedessi, potrei vedere lo sporco sui suoi vestiti o sopra le scarpe e forse direi: vai a pulirti prima di salirmi in braccio. Invece, non vedendoci, non lo vedo come pulito o sporco, bianco o nero, ma sento solo quel bambino come 33 chili d'amore" Ray Charles.

Pamela D'ercole


(Fonti:
Per Beethoven:
www.wikipedia.org/wiki/Ludwing_van_Beethoven
www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/beethoven.htm
http://www.lvbeethoven.com/Bio/Beethoven-Biografia-Cronologia.html
Per Petrucciani:
http://gerovijazz.splinder.com/post/14005682
www.wikipedia.org/wiki/Michel_Petrucciani
http://www.jazzitalia.net/quellaseracon/michelpetrucciani.asp
http://www.jazzitalia.net/recensioni/sowhat.asp
http://60forever.blogspot.com/2006/05/michel-petrucciani.html
http://www.youtube.com/watch?v=a3g7CEAlovA
Per Jim Morrison:
http://it.wikipedia.org/wiki/Jim_Morrison
"Jim Morrison, vita, morte, leggenda" biografia a cura di Stephen Davis edito nel 2004, Mondadori
Poesie tratte da "Tempesta Elettrica, poesie e scritti perduti di Jim Morrison" a cura di Riccardo Bertoncelli, 2001, Mondadori
Brano della canzone da "The Ghost Song" tratto dall'album "An American Prayer" pubblicato nel 1978 dalla Elektra Records
Per Ray Charles:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ray_Charles
http://italy.real.com/music/artist/Ray_Charles/
"Georgia On My Mind" disco pubblicato nel 2000
"Ray" film di Taylor Hackford uscito nel 2004

martedì 31 marzo 2009

L'incontro con la fiaba



L'incontro con la fiaba

L'incontro con la fiaba è molto emozionante perché entra in gioco la capacità di spaziare con la fantasia e soprattutto perché ad entrarvi in contatto sono specialmente bambini dai 3 ai 10 anni. In questo arco di tempo il processo evolutivo è molto rapido perché cambiano i desideri e le aspettative e lo sviluppo cognitivo e relazionale. Le fiabe hanno molta importanza in quanto dentro di esse c'è tutta la storia dell'umanità. Molti si sono interessati dell'analisi della fiaba ed uno di questi è V. J. Propp il quale si rese conto che la fiaba è una struttura perfetta del prodotto letterario. Egli parla di circa 30 casi frequenti in ogni fiaba provenienti da tutto il mondo e con storie diverse.È per esempio presente in ogni fiaba la lotta tra il bene ed il male: vi è sempre presente il personaggio protagonista che riesce a sconfiggere le azioni negative dell'antagonista. E sono sempre presenti gli aiutanti che aiutano il protagonista nella lotta per il bene. Cosa importante c'è sempre il lieto fine. Ci si chiede spesso il perché ci sia sempre un lieto fine e la risposta è che le fiabe sono iniezioni di ottimismo che aiutano il bambino ad affrontare gli eventi positivi e negativi. I racconti sono una parte di vita di tutti i giorni e grazie alla fiaba il bambino si sente "più sicuro" nell'affrontare gli eventi.Un altro autore che si interessa di fiabe per bambini è Bettelheim. Molti genitori credono che al bambino dovrebbero essere presentate soltanto la realtà conscia o immagini piacevoli e capaci di andare incontro ai suoi desideri ma questa teoria risulterebbe inutile in quanto la vita reale non è tutta rose e fiori. Il messaggio che Bettelheim manda ai bambini è questo ""una lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile, è una parte intrinseca dell'esistenza umana, che soltanto chi non si ritrae intimorito ma affronta risolutamente avversità inaspettate e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso"I personaggi delle fiabe non sono ambivalenti: non buoni e cattivi nello stesso tempo, come tutti noi siamo nella realtà. Ma dato che la polarizzazione domina la mente del bambino, domina anche nelle fiabe. Una persona è buona o è cattiva, mai entrambe le cose.La presentazione della polarità permette al bambino di comprendere la differenza fra le due cose. Il bambino si identifica nel personaggio dell'eroe non a motivo della sua bontà ma perché la condizione dell'eroe esercita un forte richiamo positivo su di lui. Il succo di queste fiabe non è la morale ma la fiducia di poter riuscire. La vita può essere affrontata con la fiducia di poter superare le sue difficoltà o con la prospettiva della sconfitta. Il classico finale: "E vissero felici per sempre" non fa credere per un solo istante al bambino che la vita eterna sia possibile. Essa indica però qual è l'unica cosa che può farci sopportare i limiti del nostro tempo su questa terra: la formazione di un legame veramente soddisfacente con un'altra persona.Le fiabe insegnano che quando si è arrivato a questo si è arrivato al massimo soddisfacimento emotivo nella vita e soltanto questo può aiutare a superare la paura della morte.La fiaba è orientata verso il futuro e guida il bambino aiutandolo ad abbandonare i suoi desideri infantili di dipendenza e a raggiungere una più soddisfacente esistenza indipendente.

fonti:
www.studenti.it./appunti/pedagogia/fiaba.com
(Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Milano, Feltrinelli, 1975, pp. 13.)
Il significato e le funzioni della fiaba nello sviluppo del bambino. Alessia Ciuffardelli

Elena Arata

il sentimento amoroso


Il sentimento amoroso





Molti poeti si sono occupati dell’amore e uno dei più apprezzati da noi giovani è Pablo Neruda, con la sua raccolta “cento sonetti d’amore” . Il poeta ci dice come la vita sia incerta e contraddittoria: le nostre certezze, le cose che diamo per scontate,si rivelano essere diverse da come le concepiamo. Il silenzio,che per noi è generalmente simbolo di un atteggiamento chiuso e indifferente, può essere anche un modo per comunicare; il fuoco,paradossalmente,può essere freddo. La sua logica si trasmette quindi al sentimento dell'amore. Confessa di amare la sua donna; ciò che prova non è visto come una condizione stabile bensì come l'inizio di un lungo percorso che lo condurrà verso l'infinito, in modo che le emozioni provate non possano mai cessare. Proprio perchè questo cammino non è ancora completo, dice di non amarla con l'intensità con cui vorrebbe. Il poeta riflette anche sui suoi dubbi e sulle sue paure: si sente talvolta vicino, talvolta distante da lei. Non sa se il suo futuro con lei preveda gioia o un destino sfortunato: in ogni caso, nulla potrà alterare il suo amore, che sopravvive in ogni caso.

Saprai che non t’amo e che t’amo, P. Neruda

La parola italiana amore continua l’accusativo amorem del sostantivo latino amor, derivato dal verbo amare, termine antichissimo nel latino che non trova riscontri nelle altre lingue indoeuropee, ad esempio nel greco antico che per lo stesso concetto usa soprattutto eros.

In particolare nella lingua dell’ antica Roma amor si oppone a odium, nel senso di un forte sentimento di affetto per qualcosa o qualcuno, che può giungere fino alla passione. Così il grande poeta Catullo può dettare il celeberrimo epigramma che si avvia su odi et amo cioè odio e allo stesso tempo amo, con specifico riferimento alla passione erotica. L’odio rimane ben nascosto e si manifesta in modo improvviso,lasciando entrambi i partner sbigottiti. Questo è senz’altro il valore prevalente del termine amor in latino, personificato nel dio Amore, chiamato anche Cupido, che si potrebbe tradurre con bramosia amorosa.
L’esperienza amorosa è tra le più significative dell’esperienza umana. L’amore è il desiderio di completezza e perfezione e molto spesso provoca sofferenze psichiche all’anima. L'amore "romantico" ha un significato preciso : quando l'amore fra due esseri umani assume caratteristiche riconducibili al romanticismo, questo viene definito amore romantico, per distinguerlo dal sentimento d'affetto verso i membri di una famiglia o verso altri esseri umani, o anche tra esseri umani e animali domestici. Non ha una definizione, non può averla: l’amore è semplicemete quella sensazione che può mettere in stato di grazia una persona e renderla l’essere più felice del mondo. L’amore è l’amore, e se non lo si prova non si può capire, poiché non lo si può spiegare a parole. Il termine amore viene anche utilizzato per definire l'intensa passione per qualcosa o come forma di dedizione totalizzante a un ideale.

Samanta Lamberti

cos'è la pet-therapy?

Cos'è la pet-therapy?





Con il termine pet-therapy, in italiano zoo terapia, s’intende generalmente una terapia “dolce” basata sull’interazione tra uomo ed animale affermatasi sulla base di studi, come quelli dello psichiatra statunitense Boris Levinson, che hanno dimostrato come l’attività di prendersi cura di un animale possa calmare disturbi come ansia, stress e depressione.
Nel 1960 Levinson è il primo ad enunciare ed applicare teorie riguardo ai benefici che scaturiscono dall’interazione tra uomini ed animali. In seguito nel 1981 viene fondata negli USA la Delta Society, che si occupa di studiare i benefici che l’applicazione di queste “nuove terapie” produce.
Ad oggi gli animali d’affezione sono riconosciuti quali componenti essenziali di un rapporto equilibrato tra l’uomo e l’ambiente di vita; tale principio è stato annunciato e difeso in quella che può essere definita “Dichiarazione di Ginevra” del 1995 riguardo “Animali, salute e qualità della vita”. La pet-therapy trova ora ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero e nel campo di specifiche patologie.

Il termine “PET-THERAPY” indica però una serie complessa di utilizzi del rapporto tra uomo ed animale perciò è necessario distinguere tra:
-Animal-Assistent Activities: cioè attività svolte con l’ausilio di animali, che hanno come obbiettivo primario quello di migliorare la qualità della vita di alcune persone come anziani,ciechi, malati terminali, ecc. Essi sono interventi di tipo educativo e/o ricreativo che sono supportati da professionisti, para-professionisti e volontari con ovviamente l’ausilio di animali che, adeguatamente addestrati, possiedono i requisiti necessari.
-Animal-Assistent Theraphy: che consiste nell’uso terapeutico degli animali da compagnia. Si tratta di vera e propria terapia finalizzata a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obbiettivi. Essa viene considerata una terapia di supporto che integra, rafforza e coadiuva le terapie normalmente effettuate per il tipo di patologia preso in esame. Gli obbiettivi di questa terapia sono solitamente di tipo: cognitivo (miglioramento di capacità mentali come la memoria), comportamentale (es. acquisizione di regole), psicosociale (miglioramento delle capacità di interazione) o strettamente psicologici (es. superamento di fobie).

La pet-therapy, in generale, garantisce grandi risultati soprattutto su soggetti quali: bambini, anziani e disabili sia fisici che psichici poiché il contatto con un animale può aiutare a soddisfare bisogni, come quelli di affetto, sicurezza e relazioni interpersonali, ed allo stesso tempo contribuisce al recupero di alcune abilità che possono essere state perdute. Anche persone affette da ipertensione o cardiopatiche possono trarre vantaggio dalla vicinanza di un animale poiché è stato dimostrato che accarezzare un animale, oltre ad aumentare la coscienza della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.
Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet thrapy, la sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di relazioni affettive e canali di comunicazione privilegiati con il paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore.

I gruppi di lavoro che operano in questo settore della pet-therapy finalizzato al raggiungimento di obiettivi di salute per l’uomo, sono composti, oltre che dall’animale co-terapeuta alla cui sensibilità è affidato il compito principale, da diverse figure professionali: medici, psicologi, fisioterapisti ecc.. alle quali spetta di valutare e determinare come l’animale debba essere impiegato. A veterinari, etologi, addestratori e conduttori professionisti spetta, invece, occuparsi del controllo della salute e della salvaguardia del benessere dell’animale che lavora per aiutare l’
uomo, di cui sa riconoscere le difficoltà.

Secondo la Delta Society (organizzazione internazionale che favorisce l'impiego degli animali per il miglioramento dello stato di salute, l'indipendenza e la qualità della vita dell'uomo), solo gli animali domestici possono essere inseriti in programmi di attività e terapie assistite dagli animali, escludendo quindi tutti gli animali selvatici o inselvatichiti, gli animali esotici ed i cuccioli. Tutti gli animali impiegati come Pet partners devono superare una valutazione che ne attesti lo stato sanitario, le capacità e l'attitudine. Il Pet Partner Aptitude test (PPAT) della Delta Society valuta se vi è disposizione e potenziale per partecipare a programmi di questo tipo di terapia.
Gli animali che vengono abitualmente coinvolti nella pet-therapy sono cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, uccelli, pesci, delfini.

1 Il cane ha un rapporto privilegiato con l'uomo sin dalla preistoria e sono frequenti le occasioni in cui possiamo apprezzarne la collaborazione e, talvolta, l'abnegazione. Per questo viene impiegato di frequente quale co-terapeuta, sia nella cura di bambini che di adulti ed anziani attraverso l'invito al gioco, l'offerta di compagnia e la richiesta di interazione.

2 Anche il gatto è utilizzato nella pet-therapy: per la sua indipendenza e facilità di accudimento, lo si preferisce per persone che vivono sole e che, a causa della patologia o dell'età, non sono agevolate negli spostamenti.

3 Criceti e conigli sono diffusi nelle nostre abitazioni: osservare, accarezzare e prendersi cura di questi animaletti può arrecare grande beneficio soprattutto a quei bambini che stanno attraversando una fase difficile nella loro crescita.

4 Il cavallo, attualmente, oltre ad attività sportive o ricreative, viene utilizzato per l'ippoterapia, medica, psicologico-educativa, riabilitativa, che viene praticata generalmente in strutture attrezzate, con il supporto di personale specificatamente preparato ed addestrato. A beneficiare dell'ippoterapia sono soprattutto i bambini autistici, i bambini Down, disabili, persone con problemi motori e comportamentali.

5 Da alcuni esperimenti effettuati su gruppi di anziani, è stato rilevato l'effetto benefico derivante dal prendersi cura abitualmente di uccelli, in particolare pappagalli.

6 E' stato constatato che l'osservazione dei pesci di un acquario può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress.

7 I delfini occupano un posto privilegiato nelle attività che prevedono terapie con gli animali. L'amicizia tra uomini e delfini è di vecchia data ed il loro utilizzo quali co-terapeuti si è rivelato particolarmente efficace per la depressione ed i disturbi della comunicazione. La delfino-terapia è utile anche per i pazienti autistici che li aiuta, in molti casi, ad uscire, almeno parzialmente dal proprio isolamento.

8 Asini, capre e mucche, animali con i quali esisteva una grande familiarità sino a pochi decenni or sono, ultimamente vengono anche loro utilizzati per la pet-therapy .



Provenzano Erika 5b

Fonti:
-Sito internet del “Ministero della salute e della pubblica istruzione”
-Enciclopedia multimediale: Wikipedia

Il triangolo rosa






Il triangolo rosa

Lo sterminio degli ebrei è il massimo livello raggiunto dall’orrore nazista. Ma, in un contesto più generale, si tratta della punta di quell’iceberg chiamato Olocausto.Perché l’odio e le persecuzioni naziste si abbatterono su chiunque fosse considerato diverso. Diverso dalla pura razza ariana forte e virile come gli ebrei,gli zingari,gli handicappati,i comunisti e gli oppositori politici,le prostitute, gli omosessuali.Le stime ufficiali parlano, infatti, di circa 7000 gay morti nei campi di concentramento. Già da prima dell’avvento del regime hitleriano, la legislazione prussiana era estremamente severa in materia di omosessualità.L’articolo 175 del Codice Penale recitava infatti che “Un atto sessuale innaturale commesso tra persone di sesso maschile o da esseri umani con animali è punibile con la prigione. Può essere imposta la pena accessoria della perdita dei diritti civili”. Quando Hitler salì al potere, mantenne la stessa linea e spiegò anche perché nazismo e omosessualità non potessero essere compatibili. Non era tanto per ragioni etico-morali, bensì perché, secondo la mentalità nazista, l’uomo doveva combattere e la donna generare per garantire la sopravvivenza e la moltiplicazione del popolo tedesco e della razza ariana. L’omosessualità era perciò vista come un sabotaggio alla crescita della nazione tedesca.Si tennero circa 60000 processi per violazione dell’articolo 175 e, purtroppo, da lì ai lager il passo fu molto breve. Nel 1933, infatti, cominciarono le prime deportazioni. I gay internati furono costretti a lavori forzati particolarmente duri e questo essenzialmente per una ragione: nei campi di sterminio, gli omosessuali erano contraddistinti da un triangolo rosa,l’ equivalente della stella di David gialla degli ebreiI nazisti consideravano l’omosessualità come una malattia: pericolosa, vergognosa ma dalla quale era possibile guarire (almeno in alcuni casi) e, sempre secondo la mentalità nazista, attraverso il lavoro duro si sarebbe ottenuta la purificazione.I lavori forzati erano quindi visti come strumento di redenzione degli omosessuali. Quando da altri blocchi dei lager giunsero notizie di rapporti omosessuali tra prigionieri in origine eterosessuali e internati per altre ragioni, i gay vennero completamente isolati per evitare che “contagiassero” gli altri.A nessuno venne in mente che, essendo uomini e donne separati, qualcuno potesse trovare un minimo di sollievo dalla disperazione anche con un rapporto con un altro uomo.Le SS erano convinte che per alcuni gay fosse possibile la redenzione (coloro che si prostituivano esclusivamente per soldi o chi sperimentava la sodomia per vizio e non per reale convinzione), per altri no, coloro che erano considerati omosessuali per inclinazione innata o i transessuali.Dopo i lavori forzati, vennero fatti “esperimenti” per verificare la “guarigione dal vizio”: gli omosessuali dovevano essere avvicinati da prostitute con il compito di sedurli.I cosiddetti guariti avrebbero approfittato della situazione, gli irrecuperabili le avrebbero respinti. Alcuni effettivamente cedettero alle avances di queste donne, ma probabilmente più per evitare le vendette delle SS che per desiderio sessuale.Vennero condotti anche esperimenti medici sugli omosessuali: a molti di loro vennero somministrati ormoni maschili in dosi abnormi per “guarirli”.Come prevedibile, nessuno di essi presentò, dopo la cura, desiderio per il sesso femminile, anzi, molti di loro morirono per i gravissimi effetti collaterali.A differenza degli altri prigionieri, il loro calvario non terminò con la liberazione dei campi di concentramento da parte degli alleati.Gli angloamericani, infatti, considerarono i gay alla stregua dei criminali comuni e molti di loro dovettero trascorrere periodi più o meno lunghi in carcere prima di riacquistare la libertà.


Vanessa Tomasello

Vita reale e teatro

Vita reale e teatro
Due mondi apparentemente lontani ma così vicini e simili


La vita “reale” e l’”illusione” del teatro hanno in comune alcuni processi psicofisiologici fondamentali quali atteggiamenti posturali, voce, linguaggio, interazione comunicativa,e si differenziano per altri, non meno importanti, come identità, identificazione e immaginazione.
Probabilmente, non a caso, la parola <>, nel suo significato originale greco, voleva dire <>. Questo sta a simboleggiare ed a riconoscere il fatto che ognuno, sempre e comunque, più o meno coscientemente, reciti una parte ed impersoni un ruolo tramite il quale gli altri e noi stessi ci possiamo riconoscere.
Questa maschera rappresenta il nostro vero <>.
A seconda dell’ambiente o “setting” in cui una persona si viene a trovare, questa maschera cambia, il ruolo da ricoprire r quindi l’immagine che si vuol dare di noi al mondo esterno muta.
Esistono vari tipi di ruoli da interpretare e vari modi per farlo.
Ognuno ha in se maschere differenti, che utilizza a seconda dell’ambiente e del luogo in cui si trova.
Questo concetto viene ampiamente sviluppato ed analizzato da Luigi Pirandello, scrittore siciliano del Novecento.
Nel suo celebre libro “Uno, Nessuno, Centomila”, Pirandello sottolinea come l’uomo, distaccandosi dall’universo, assume una forma individuale entro cui si costringe, appunto una maschera, con la quale si presenta a se stesso. Nella società però, esistono anche le forme che ogni “io” vuole dare a tutti gli altri. In questa moltiplicazione l’io perde la sua individualità, da <> diviene <> quindi <>.
Questa concezione, in cui l’uomo sta recitando una o più parti, di cui il grande palcoscenico è la vita reale, è chiamata nelle scienze sociali Approccio Drammaturgico.
Il fondatore di questa teoria è Erving Goffman, antropologo e sociologo canadese contemporaneo e autore di molti libri di successo tra cui “La vita quotidiana come rappresentazione” in cui affronta e spiega questa sua teoria.
Goffman sostiene che i rapporti inter-personali, quelli faccia a faccia, somigliano molto a rappresentazioni teatrali.
Quando due o più persone si incontrano, queste si preoccupano delle impressioni che possono fare sugli altri, proprio come fanno gli attori nei riguardi del pubblico.
Nella vita reale però esiste un palcoscenico, dove ognuno appunto recita, ed un retroscena, dove ciascuno può rilassarsi ed abbandonare battute e la maschera del personaggio.
Secondo Goffman la teatralità è qualcosa che fa parte da sempre dell’uomo, è qualcosa di fondamentale nella sua stessa natura.
Oggi, al contrario, studi più approfonditi sul linguaggio non verbale, tramite il quale le persone comunicano e “recitano”, vengono utilizzati dagli attori per meglio rappresentare ed immedesimarsi nel ruolo da interpretare.
Si sta infatti sviluppando il Teatro come “pratica di vita”, un laboratorio teatrale in cui si ha il cambiamento sia in termini di trasformazione di abilità corporee, vocali, immaginative, sia in termini di processo creativo e trasformativo della personalità dell’attore.
Questo sta a sottolineare come nessun’altra situazione, come quella della finzione teatrale, permette la totale scomposizione e ricompensazione delle singole parti dell’io. I fenomeni psicofisiologici determinano la struttura stessa del corpo, che a sua volta diventa parte della struttura dell’Io e si trasforma, da semplice unità psicobiologia, in un complesso strumento espressivo e comunicativo.


Giorgia Caprarulo
Testi di riferimento:
-Uno, nessuno, centomila Luigi Pirandello
-La vita quotidiana come rappresentazione Erving Goffman
-Sociologia in azione Adele Bianchi, Parisio Di Giovanni
-Wikipedia, Teatro come “pratica di vita”

L'eredità del fascismo

L’eredità del fascismo

Con la proclamazione della Repubblica Italiana,si ebbe un notevole innovazione rispetto al passato,ma le leggi,l’ordinamento giuridico e l’apparato burocratico rimasero sostanzialmente rimasero sostanzialmente invariati.Nel1946 nacque il movimento Sociale Italiano(MSNI),che aggirava il divieto di ricostruzione del Parlamento Fascista imposto dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione .IL cosiddetto “Neofascismo”ha conosciuto varie fasi:dalle prime prove in contesto democratico ,alla funzione anticomunista durante la Guerra Fredda fino all’appoggio dei giovani democristiani. Negli anni settanta ci furono attentati e tentativi golpisti,con successiva frammentazione dei movimenti di destra esterni al MSI. Si trattava della cosiddetta ”strategia della tensione”. L’MSI è stato trasformato in “alleanza Nazionale”al Congresso di Fiuggi nel 1995 ,da parte di Gianfranco Fini.

L’immediato dopoguerra:il processo di epurazione
L’epurazione fu già avviata nel 1944 dal governo Bonomi ,con l’Alto Commissariato per sanzioni contro il fascismo . I suoi obbiettivi furono processare i capi fascisti che avevano voluto la guerra (compresi i militari),processare i membri del Partito Nazionale Fascista e della Milizia colpevoli di crimini politici, processare i collaborazionisti e i capi della Repubblica di Salò. L’epurazione coinvolse solo i piccoli funzionari, perché i principali protagonisti del Fascismo erano spesso riusciti a fuggire all’estero, in genere in Svizzera o in Sudamerica.
L’epurazione era un atto puramente politico; fu affidata alla magistratura ordinaria e fu piuttosto blanda:solo 403 alti funzionari furono sospesi dal servizio, e meno di 3.000 tra impiegati e dipendenti statali furono licenziati; molti di loro furono reintegrati dopo poco tempo. Le forze alleate presenti in Italia si opposero a provvedimenti che frenassero la ricostruzione dell’Italia: ad esempio, le sentenze colpivano i grandi industriali imponevano la confisca dei loro beni, ma non furono mai attuate. Il governo Bonomi entrò in crisi per l’opposizione della DC all’epurazione e lo stesso avvenne al Governo Parri nel novembre 1945. Il segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti, concesse nel 1946 l’amnistia generale che graziò molti fascisti. Molti funzionari fascisti rimasero al loro posto nelle prefetture, nelle questure, nel personale diplomatico, nei ministeri “tecnici”, nel Tribunale speciale , perché erano gli unici ad avere le competenze riguardanti lo svolgimento delle loro mansioni. La legislatura rimase quasi invariata (a parte le leggi di discriminazione razziale e politica), tanto che l’attuale Codice Civile è quello entrato in vigore con Regio Decreto del 16 marzo 1942, N.262, firmato dal Re Vittorio Emanuele, dal Capo del Governo Benito Mussolini e dal Guardasigilli Dino Grandi.

COSTITUZIONE E NASCITA DEL MSI
La ricostruzione del Partito Nazionale Fascista era resa impossibile dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione Repubblicana, che in oltre inibiva per 5 anni il diritto di voto e l’eleggibilità degli ex capi fascisti. Già nel dicembre del 1946 era stato fondato il movimento Sociale Italiano ad opera dell’ex vice-federale Romano Arturo Michelini e alla presenza dell’ex capo di gabinetto del Ministero per la Cultura Popolare Giorgio Almirante, destinato ad assumere il ruolo di segretario generale; il movimento era sostenuto da ex gerarchi fascisti, tra cui De Vecchi e Graziani. Nel1948 entrarono in parlamento i primi sei deputati missini. Nel MSI prevalevano due correnti: un legata alla tradizione mussoliniana(centro-sud),l’altra legata alle idee movimentiste del segretario Almirante(nord). Il progressivo di importanza del MSI e il conseguente inserimento nella vita politica italiana, venne con l’appoggio ai democristiani, contribuendo all’elezione dei Presidenti della Repubblica Segni e Gronchi, votando l’adesione del’ Italia alla NATO e divenendo il punto di riferimento per la lotta al comunismo.

Gli anni settanta
Nel 1968 la frammentazione dei movimenti di estrema destra fece diminuire il consenso verso il MSI, che toccò il fondo con il 4,5%. Nel 1969 Almirante avviò un radicale processo di accentramento dei poteri:egli assunse maggiori poteri nei confronti dei segretari provinciali e riunendo le associazioni giovanili nel Fronte della Gioventù. La destra fu in sostanza ammodernata, e dopo i due attentati di Milano e Roma assunse la dizione”Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale”(MSI-DN). Nel 1970 l’ex comandante della X MAS, il principe Junio Valerio Borghese tentò un colpo di stato con la complicità dei servizi segreti e di alcuni corpi “deviati dallo stato”. Anche le stragi organizzate dai neo fascisti negli anni’70 (le stragi di Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus presso San Benedetto Val di Sambro, entrambe nel 74 ) furono preparate con la complicità dei servizi segreti .Alle elezioni politiche del 1971 il MSI-DM raggiunse il suo massimo storico ,conl’8,7% dei voti.

Dal MSI-DN ALLEANZA NAZIONALE
Nel 1987 alla direzione del partito ad Almirante subentrò Gianfranco Fini, che dopo una parentesi con la direzione Rauti(1990 -1991), rimase alla guida del partito fino ai giorni nostri .Nel 1993Fini propose la nascita di Alleanza Nazionale, il partito che non aveva differenze sostanziali rispetto al MSI, ma che divenne il centro di riferimento dopo il crollo del sistema tradizionale dei partiti. Grazie all’appoggio di Berlusconi, che inserì AN nelle liste “Buongoverno” , il MSI ottenne alla elezione dl 1994 un 13% dei voti, portando al governo la coalizione del Polo delle Libertà.
La trasformazione della Destra Italiana è avvenuta nel 1995 con il congresso di Fiuggi, durante il quale Fini trasformò definitivamente il MSI in Alleanza Nazionale. L’estrema destra nazionale si riconosce invece nel partito di Pino Rauti(MS-Fiamma Tricolore)che continua ad avere il suo punto di riferimento nel regime fascista

Valentina Campodonico

lo scautismo


Lo scautismo




… Le scelte di oggi per un mondo che cambia: pronti a servire e ancora: “Scouting for boys”!...

Lo scautismo è un movimento giovanile mondiale, con lo scopo dichiarato di educare i giovani e aiutarli nel loro sviluppo fisico, mentale e spirituale. Il movimento, fondato sul volontariato, fu fondato da Robert Baden-Powell, che gli scout chiamano semplicemente "B-P"
La parola scout significa, in
inglese, esploratore. Veniva e viene tuttora usata in ambito militare per indicare tutti quei mezzi e quelle attività volte a localizzare il nemico. Fu scelta da Baden-Powell pensando ai ragazzi e ai molteplici orizzonti che essi potevano scoprire; il termine vuole anche far pensare a delle persone in grado di cavarsela da soli nelle situazioni più svariate, organizzate ed attrezzate, sia interiormente che esteriormente, ad ogni evenienza.
Lo scautismo è caratterizzato da un metodo educativo ed un codice comportamentale non formale, il cui fine ultimo è di dare la possibilità ai giovani di diventare "buoni cittadini", responsabilmente impegnati nella vita del loro paese e predisposti ad essere futuri "cittadini del mondo" volenterosi di migliorare la propria società e sostenitori convinti della fratellanza tra i popoli.
Si basa, quindi, su un semplice codice di valori di vita (la
Legge scout e la Promessa), sul principio dell'imparare facendo, che delinea la crescita personale degli individui tramite l'esperienza attiva e partecipata, sulla metodologia di attività per piccoli gruppi, che sviluppa la responsabilità, la partecipazione e le capacità decisionali, e sulla sfida di offrire ai giovani attività sempre stimolanti ed interessanti. In particolare Robert Baden-Powell schematizza nei suoi scritti il suddetto sistema educativo in quattro punti fondamentali:
La relazione con se stessi - essere critici verso se stessi e coscienti del proprio valore Lo scautismo invita i propri membri a prendere in mano la propria vita. Aiuta a forgiare una propria opinione e ad assumersi delle responsabilità, rimanendo comunque critici verso se stessi. Permette pure di prendere coscienza delle proprie possibilità e dei propri limiti, di imparare a tenerne conto e di impegnarsi a superarli, sviluppando anche una buona fiducia in se stessi che permette di affrontare gli eventi della propria vita.
La relazione con il proprio corpo - accettarsi ed esprimersi Lo scautismo invita i giovani a prendere coscienza del proprio corpo e a vivere emozioni e sentimenti. Offre un ambiente e un’attività che aiutano a scoprire e ad accettare le possibilità, i limiti e i bisogni del proprio corpo. Il movimento scaut sprona a prendere cura del proprio corpo con un’adeguata attività fisica e manuale e seguendo le norme dell’igiene ed un’alimentazione corretta.
La relazione con gli altri - incontrare e rispettare gli altri Lo scautismo insegna a vivere nella società, sia in piccoli gruppi sia nella comunità dei cittadini del mondo. Insegna a condividere, ad essere aperti a quello che ci viene dato dagli altri e a rispettare la loro integrità, anche se sono diversi. Con lo stesso spirito, lo scautismo insegna ad aiutare gli altri, ad assumersi delle responsabilità, a prendere delle decisioni insieme e a rispettarle.
La relazione con le cose - essere creativi e rispettare l’ambiente Lo scautismo porta alla scoperta del mondo, della sua bellezza e dei suoi segreti. Permette di capire l’influenza delle persone sull’ambiente e le impegna a proteggerlo. Insegna ad utilizzare le risorse con criterio e a vivere con dei mezzi semplici. Lo scautismo sviluppa la creatività e il senso pratico di ogni singolo individuo, in modo che possa creare e sperimentare.
La relazione con Dio, spirituale - essere aperti e riflettere Lo scautismo offre un sistema di valori morali e spirituali che portano un sostegno e un orientamento per la vita. Incita a riflettere e ad interrogarsi sui valori in base alle esperienze, buone o cattive, che si fanno durante tutta la vita. Molti percepiscono una presenza divina. Sulla base di questa riflessione e di queste domande, si può forgiare un ideale ed un’etica personale solida che dia un senso alla vita.

Valeria Di Santi

Totò Riina :da povero contadino a capo dei capi

Totò Riina :da povero contadino a capo dei capi

Provenienza:Salvatore Riina nasce in una povera famiglia di contadini a Corleone vicino a Palermo il 16 Novembre 1930. Della sua infanzia si hanno poche notizie.Fin da piccolo il giovane Salvatore aiutava il padre insieme ai fratelli nei campi,Totò era il più grande dei 3 fratelli Riina e nonostante la bassa statura crebbe forte e robusto.Il primo trauma che scosse e cambiò la vita di Totò avvenne quando egli aveva 13 anni,difatti dopo un giorno di lavoro nei campi il padre Giovanni e il fratello minore Francesco morirono a causa dell'esplosione di un ordigno bellico che i Riina avevano trovato nei campi dove lavoravano.E fu nel giorno del funerale del padre e del fratello che lo videro piangere per l'ultima volta,da quel giorno Totò diventò il capofamiglia. Era Salvatore che doveva mandare avanti la casa e la terra
Gli inizi:da Corleone a Palermo:Corleone era un centro contadino dove però come nel resto della Sicilia,la delinquenza organizzata muoveva i suoi primi ma rapidi passi .Ma Corleone stava stretta a chi come Totò Riina,il capobanda Luciano Liggio e gli inseparabili Binnu Provanzano e Callogero Bagarella,aveva ambizioni e la cattiveria giusta per scalare ai vertici della mafia siciliana.Ben presto Luciano Liggio e la sua banda, grazie a spargimenti di sangue e all'uccissione di Michele Navarra il dottore mafioso che capeggiava nella cittadina, presero il comando di Corleone e misero le mani su ogni ettaro di terra che contornava il paesino siculo.Ben presto gli ex contadini corleonesi si macchiarono di delitti e ben presto divennero latitanti.é per questo e per sfamare la loro fame di gloria che Totò Riina,detto da tutti il corto,sbarcò insieme ai gli unici veri amici e compagni fidati che aveva nella città di Palermo.
L'ascesa:da picciuttinazzo a capo dei capi Totò Riina e i suoi arrivarono a Palermo per nascondersi dalla latitanza e per ritagliarsi una una loro fetta di affari. Le famiglie mafiose che comandavano a Palermo inizialmente viddero di buon occhio l'arrivo dei corleonesi, poichè essi erano ubbidienti come i cani,conoscevano le regole e avevano voglia di fare ma non di strafare. I capi mafia che comandavano a Palermo gli accolsero assegnandogli lavoretti di precisione,discreti e silenziosi,essi in cambio chiedevano una sistemazione nascosta e tranquilla.Anche se nell'ambiente mafioso palermitano del tempo i corleonesi si differenziavano per la provenienza sociale,ovvero erano contadini che erano scesi dalla campagna e per questo venivano chiamati viddani , peri incritati o picciuttinazzi. La provenienza contadina distingueva in tutto Totò Riina dai mafiosi palermitani,la costituzione fisica,il modo di vestirsi e il modo di comportarsi,ma la cosa che distingueva maggiormente Totò Riina da gli altri mafiosi era la fame,la fame del potere. Una frase che pronunciò quando era detenuto all'ucciardono fu "quando uscirò di qui voglio camminare su un tappeto di banconote da 100mila lire".Fu proprio negli anni della detenzione al "grand'hotel" dell'Ucciardone,che totò conobbe e si infiltrò fra i più potenti boss dell'epoca.Totò Riina dentro al carcere diventò un punto di riferimento perchè sapeva ascoltare e sapeva consigliare.Fu cosi che Totò Riina quando uscì dal carcere conquistò di giorno in giorno sempre maggiore potere,i corleonesi non erano come gli altri mafiosi,non avevano senso di appartenenza a cosa nostra, conoscevano le regole e gli ordinamenti di cui essa era composta,ma l'unico interessa che aveva il corto era quello di comandare, su tutto e su tutti, e l'unico modo che conoscevano i corleonesi di Totò Riina per risolvere i problemi e per guadagnarsi il rispetto,era il sangue. Totò Riina è il mandante di un'infinità di omicidi negli anni della guerra di mafia. Totò Riina diventa il capo di cosa nostra eliminanto tutti quelli che gli si mettevano davanti,le famiglie mafiose palermitane,i politici e gli uomini dello stato che gli si mettevano contro.Cosa nostra prima di Totò Riina era un'organizzazione a delinquere che aveva uno statuto e delle leggi ben precise,che aveva un intento,quello di combattere lo stato,Totò Riina fece diventare cosa nostra una cosa sua.Totò Riina stravolse tutto fece scomparire la figura del mafioso gentiluomo e introdusse un regno di paura anche dentro all'organizzazione.L'ex contadino di Corleone arrivò a comandare su chi aveva comandato a palermo e in sicilia per molti anni.
Conclusione:l'arresto il 15 gennaio del 1993 dopo neanche un anno dalla morte di Falcone e Borsellino Totò Riina viene arrestato a Palermo.L'uccisione dei 2 magistrati aveva più che mai attirato su di lui l'attenzione dello stato che non poteva non reagire a questo affronto e il numero sempre più crescente di pentiti fece crollare il suo impero.ù




Francesco Mancini

L’esperienza artistica: Edward Munch


L’esperienza artistica
Edward Munch


E’ l’esponente della secessione di Berlino, il quale anticiperà la corrente artistica che di fatto segna la nascita delle avanguardie del 900, l’Espressionismo.
Munch nasce a Loten, in Norvegia, il 12 dicembre del 1863. Nel 1868 muore la madre di tubercolosi. Nel 1877 anche la sorella muore dello stesso male a soli quindici anni. Sono i primi dei molti, precoci appuntamenti con la malattia e con la morte che costelleranno tutta l’esistenza dell’artista, influendo in modo certo non secondario anche sulla maturazione di un pensiero fortemente negativo.
“Senza paura e senza malattia”, scriverà in seguito l’artista,”la mia vita sarebbe una barca senza remi”, volendo con ciò significare quanto la visione tragica della realtà sia un ingrediente fondamentale non solo della pittura, ma del suo stesso essere.
Muore poco dopo, il 23 Gennaio 1944 nella sua proprietà, presso Oslo.
Con la sua pittura intende quindi “esprimere” il sentimento individuale piuttosto che rappresentare oggettivamente la realtà, tanto che quest’ultima viene deformata volutamente, a favore di una realtà che è propria dell’autore;infatti non riproduce l’oggetto così come appare, ma come lo sente, proiettando in esso la propria interiorità:” Non dipingo mai ciò che vedo, ma ciò che ho visto”.
La morte della madre e della sorella, le frequenti crisi depressive, l’inquietudine interiore, costituiscono l’unico possibile quadro di riferimento all’interno del quale leggere lo sviluppo artistico di Munch. In particolare, centro dell’interesse di Munch è quindi l’uomo, e il dramma del suo esistere di fronte a tutto ciò che lo circonda, come paure e conflitti tipici. Lo conferma una delle sue opere più note, “il Grido”
(1893).
Dal titolo si può constatare che non indica qualcosa che sta accadendo(un uomo che urla), ma indica proprio la condizione interiore che si manifesta attraverso l’urlo.Il senso profondo del dipinto lo troviamo descritto dall’artista stesso in alcune pagine di un suo diario:
“Camminavo lungo la strada con due amici- quando il sole tramontò- il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue- mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto- sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e linee di fuoco- i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura- e sentivo che un grande urlo infinito che pervadeva la natura”.
La scena è ricca di riferimenti simbolici. L’uomo in primo piano esprime il dramma collettivo dell’umanità intera. Il ponte richiama i mille ostacoli che ciascuno di noi deve superare nella propria esistenza, mentre i presunti “amici” rappresentano la falsità dei rapporti umani.
L’uomo che leva, alto e inascoltato, il suo urlo, è un essere serpentinato, quasi senza scheletro, fatto della stessa materia filamentosa con cui sono realizzati il cielo infuocato o il mare oleoso.
Al posto della testa vi è un’enorme cranio repellente, senza capelli, come di un sopravissuto a una catastrofe atomica. Gli occhi sbarrati sembrano aver visto un abominio immondo, le labbra nere rimandano alla putrescenza dei cadaveri.
E’ un grido istintivo, primordiale, che esprime non tanto le esperienze specifiche di smarrimento o di paure, quanto il sentimento dell’angoscia come espressione del nulla che minaccia l’esistenza dell’uomo. Nell’opera si nota il dramma, attraverso la prospettiva tesa e obliqua, data dagli urti cromatici, dalle mani della figura rappresentata in primo piano.
Da quanto detto fino ad ora, parrebbe che non vi possano essere risoluzioni all’esperienza dell’angoscia, dato che questa esprime la percezione di un modo di essere connaturato all’uomo, quello della paura del nulla che minaccia l’esistenza.
Si potrebbe tuttavia ipotizzare, guardando l’esperienza artistica di Munch, che la risoluzione dell’angoscia troverebbe realizzazione in un’esperienza di vita creativa, come quella dell’artista, dato che il pittore norvegese, sembra aver superato momenti difficili della sua vita, che ne avevano accentuato l’angoscia esistenziale, proprio grazie alla sua attività.

Cristina Facchini

“ Come genio e pazzia spesso comunicano… ”

“ Come genio e pazzia spesso comunicano… ”
Il tema Nietzscheano, folle e al contempo “saggio” dell’oltreuomo ha attraversato la cultura dell’Europa di fine 800 e della metà del 900, a partire da: “La Gaia Scienza” (aforisma 125) fino ad arrivare al positivismo di Lombroso che descrive la relazione tra genio e pazzia.
Molti studiosi sostengono che il “superuomo” coincide con il malato mentale.
È noto che molti dei protagonisti della letteratura, dell'arte, della musica soffrivano di “esaurimenti”, male di vivere, di paure e di patologie invalidanti e a volte letali. Alle persone normali infatti non è lecito avere comportamenti diversi, estrosi, a meno che non creino artisticamente e allora anche il comportamento più bizzarro viene assolto.
È possibile vedere nella follia l'origine del genio oppure il genio come manifestazione della follia?
Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco, analizzò in un saggio del 1922 "Genio e follia" il rapporto esistente tra la schizofrenia e la genialità servendosi di due preziose “ancelle”: la filosofia e la psichiatria.
Attraverso l'analisi della schizofrenia gli studi di Jaspers vogliono far capire perché, nelle loro espressioni più alte, arte e follia coincidono. Solamente la creazione artistica è in grado di conoscere questa follia in quanto non chiude l'abisso del caos, dell'irrazionalità.
In questo studio,il filosofo tedesco, spostando l'analisi dal generale al concreto, e il contatto diretto con i malati, ripercorre i momenti in cui la malattia entra nella vita dell'artista fino a trasfigurarne l'opera.
È il caso di Vincent Van Gogh, grande pittore olandese, ripiegato su se stesso e sulla propria tecnica di pittura, in un continuo che lo porterà alle estreme conseguenze artistiche ed esistenziali.
Infatti operò per soli dieci anni dipingendo meravigliosi capolavori per poi spararsi un colpo di pistola al cuore, morendo a soli trentasette anni.
Anche Van Gogh venne bollato dai suoi contemporanei come psicopatico ma fu proprio per questa sua condizione che riuscì ad offrirci un'interpretazione assolutamente personale della realtà. Forse pazzo non lo era, ma, come dirà lui, mirava a far compartecipare lo spettatore delle sue sensazioni e del suo disagio interiore.
Nell’opera di Salvador Dalì, artista spagnolo nel quale il surrealismo trova la propria espressione più completa ed esasperata, ci viene confermato che è possibile un legame genio-follia
Egli inventa addirittura una sua particolarissima tecnica di automatismo che definisce “metodo paranoico-critico”. La paranoia, secondo la descrizione dell’artista stesso, è una malattia mentale cronica la cui sintomatologia più caratteristica consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza e di ambizione . Da ciò si comprende che le immagini che l’artista cerca di fissare sulla tela nascono dal torbido agitarsi del suo inconscio (la paranoia) e riescono a prendere forma pittorica solo grazie alla razionalizzazione del delirio (momento critico).
Dunque il metodo paranoico-critico consiste nell’interpretazione dei fenomeni deliranti.
Salvator Dalì può essere definito un genio creativo che dipinge la sua follia.
La pazzia può quindi essere intesa come catalizzatore perché il genio creativo si sviluppi e si manifesti, lasciando il suo messaggio attraverso l’opera d’arte.
Genio e follia, K.Jaspers, Cortina Raffaello, 2001
it.encarta.msn.com
http://www.ibs.it/
Matematicamente.it
itinerario nell’arte, C. Di Teodoro, Zanichelli
Erika Lavanna

Nikola Tesla e le sue invenzioni


Nikola Tesla e le sue invenzioni




Nato nel 1856 a Smiljan in Jugoslavia (allora faceva parte dell'impero Austro-Ungarico), lasciò l'Europa nel 1884 alla volta dell'America. Giunse a New-York portando con sé alcuni articoli scritti a Parigi e a Belgrado, i disegni di una macchina volante, alcune sue poesie e 4 centesimi di dollaro. Sembrava uno dei tanti emigranti in cerca di fortuna, ma in testa aveva già tutti i progetti di un generatore di corrente alternata polifase, un apparecchio per trasformare la corrente da continua in alternata. Il suo genio nel campo dell'elettricità gli permise subito di iniziare a lavorare per Edison, per il quale creò 24 tipi di dinamo diversi. Decise infine di mettersi in proprio e sviluppò il progetto del generatore polifase, che nel 1895 venne utilizzato in tutte le centrali elettriche. Questo gli permise di guadagnare la somma di 216.000 dollari, e brevettò altre 30 invenzioni, ma il suo progetto era ben più ampio, una cosa che ancora oggi sembra fantascienza. Tesla viveva solo ed in modo eccentrico (sulla tavola pretendeva sempre che ci fossero 18 tovaglioli ripiegati in modo particolare), ma il suo genio era unico. Fu il precursore degli esperimenti radiofonici, nel 1898 aveva sperimentato pubblicamente al Madison Square Garden di New York una barca radiocomandata e l'anno successivo possedeva una stazione radio a Colorado Spring sulle Montagne Rocciose. Nel 1912 gli fu proposto il premio Nobel, ma lo rifutò indignato dal fatto di non averlo ricevuto nel 1909 al posto di Guglielmo Marconi.
Ma qual'era il progetto di Nicola Tesla?
Intendeva trasmettere la corrente, non piccole quantità, ma corrente su larga scala da utilizzare per uso domestico e industriale. Immaginate un'antenna parabolica sul tetto che raccoglie la corrente senza bisogno di cavi. Fantascienza? No! Tesla riuscì nel 1899 tramite la stazione di Colorado Spring ed un generatore di nuova concezione a trasmettere la quantità di corrente necessaria ad accendere 200 lampadine poste a 40 Km di distanza. Il magante John Pierpoint Morghan si interessò agli esperimenti di Tesla e finanziò il suo progetto: "Il Sistema Mondiale"!
Ma di cosa si trattava?
Tesla intendeva utilizzare le vibrazioni elettriche naturali della terra per ricavare energia elettrica a costo ZERO! Ma dopo poco tempo, per motivi sconosciuti, Morgan ritirò i finanziamenti e Tesla fu costretto a far demolire le sue installazioni. Cadde in una profonda crisi depressiva, ma questo non gli impedì di inventare un apparecchio dalle caratteristiche simili ad un laser. Era un convinto pacifista e in proposito scrisse "Non si può eliminare la guerra mettendola fuorilegge: l'unico sistema per evitarla è fare in modo che ogni nazione sia in grado di difendersi. Sono stato abbastanza fortunato da sviluppare una nuova idea che può essere utilizzata soprattutto per la difesa. (...) Con la mia invenzione è possibile distruggere qualunque cosa si avvicini entro un raggio di 320 chilometri" (E pensare che vengono spesi miliardi per sviluppare uno scudo stellare inventato quasi 100 anni fa).
Nicola Telsa morì nel 1943, solo e frustrato per non essere riuscito ad imporre alcuni suoi progetti basati sulle onde elettromagnetiche.
Ma le invenzioni di Nicola Tesla erano in anticipo di cento anni sui suoi tempi, e solo di recente (1987) due suoi brevetti sono stati riscoperti, si tratta di una pompa e di una turbina senza pale, due sistemi che si sono rivelati utilissimi in aeronautica al fine di migliorare la sicurezza degli aerei.
Un discorso a parte merita il "Sistema Mondiale". Gli appunti del fantastico generatore sparirono misteriosamente dopo la morte dello scienziato. Alcuni sostengono che siano stati trafugati e portati nell'est europeo, dove il macchinario è stato costruito in segreto. Ma perchè in segreto? Alcuni scienziati sostenevano che una simile macchina sarebbe stata in grado di causare Black Out totali in intere aree geografiche e di modificare il tempo atmosferico, è stato addirittura stato ipotizzato che riuscirebbe ad influire sui comportamenti del cervello umano. Le invenzioni umanitarie di Tesla sembrano trasformarsi in armi terribili se lasciate in mano alle persone sbagliate.
Una parte più oscura della vita di Tesla riguarda il periodo successivo alla fine del progetto del "Sistema Globale". Lo scienziato fu ingaggiato dal governo americano assieme ad altri scienziati tra cui Einstein, per sviluppare il progetto conosciuto come Philadephia Experiment. Consisteva in un progetto per rendere invisibile una nave militare agli schermi radar. Su una nave venne montato un generatore elettrico di nuova concezione e fu effettuato il test. Ma qualcosa andò in modo diverso. La nave scomparve, oltre che dagli schermi radar, anche fisicamente. Vi è una sola testimonianza di quell'esperimento. La nave si trovò in una sorta di tunnel in cui i colori cambiavano e turbinavano tre marinai si gettarono fuori bordo...e si trovarono fuori dalla base militare dove aveva avuto inizio l'esperimento. Si recarono al canello e chiesero del responsabile del progetto, ma quando lo videro si resero conto che era molto più vecchio....erano passati quasi 40 anni.Dopo l'insuccesso del Philadelphia Experiment sia Tesla che Einstein furono rimossi dall'incarico perchè inaffidabili.
Giuseppe Verdi diceva "Il genio è solo tanto tanto lavoro", Einstain sosteneva "La fantasia è l'espressione più alta del genio", e Tesla era un genio in ogni senso.

Introduzione video sul personaggio di Nikola Tesla.
http://www.youtube.com/watch?v=TYDxDJhmC98&feature=PlayList&p=B0E91F8680249DF5&index=1

Andrea Ponzini

sabato 28 marzo 2009

il surrealismo fra cinema e arte

Il surrealismo fra cinema e arte.


Salvador Dali' e' senza ombra di dubbio il massimo rappresentante del Surrealismo pittorico,che si lega al successivo Surrealismo cinematografico sviluppatosi negli anni 20' del ventesimo secolo in Francia.
Il surrealismo pittorico di Dali' e' oltre ogni limite,poco rassicurante,per certi versi spaventoso,
le visioni di corpi smembrati da numerosi cassetti che inquietanti sporgono aperti (sono simbolo
delle perversioni e dei lati oscuri,che ogni essere umano porta dentro di se'),o di giganti in fiamme (vedi il dipinto Giraffa Infuocata),si avvicina a una visione portata dal delirio di una mente malata.
Delirio e' la parola piu' adatta per descrivere la pittura surrealista di Dali',che va ben oltre
gli altri rappresentanti di quel genere pittorico. (Lo stesso Breton fondatore del "circolo" surrealista,caccio' Dali' a causa della sua "lucida follia").
Sono da analizzare con attenzione gli aspetti psicoanalitici di queste opere di Dali',che afferma:"il corpo umano e' pieno di cassetti segreti che solo la psicoanalisi e' in grado di aprire".
Dali' si ispira quindi alla disciplina psicoanlitica fondata da Freud,e difatti i cassetti possono essere benissimo ricondotti alle variabili:Es Io Super-Io spesso usate da Sigmund Freud.
Freud nei suoi studi afferma come nella mente umana vi siano tre spinte fondamentali:
Es:la sede inconscia degli istinti
Io:la dimensione conscia che controlla L'es
Super Io:la formazione morale che censura i desideri considerati moralmente non accettabili.
L'uomo quindi e' in continua lotta con se stesso per censurare i comportamenti sbagliati,secondo il punto di vista della societa'.
Dali' quindi assorbe questi dettami.
Dal surrealismo su tela,si arriva negli anni 20' a quello su pellicola.
Il cinema surrealista e' sporco,basato sul senso del brutto.
La sessualita' viene mostrata in modo abbastanza esplicito per l'epoca,rompendo un forte tabu',e scavando a fondo nell'inconscio e nelle pulsioni umane.
Dali' non puo' non far parte del genere,e quindi comincia a collaborare col regista Luis Bunuel,insieme produrranno e dirigeranno film dal forte contenuto psicoanalitico come Un Chien Andalou.
Questa pellicola contiene film fortissime per l'epoca,e ancora oggi di impatto,come all'inizio con lo stesso regista Bunuel che con un rasoio in mano taglia un occhio a una donna seduta (l'occhio era quello di un vitello)

Con questo ci vuole dimostrare che lo spettatore sara' costretto a vedere tutto cio' che prima gli era stato proibito di osservare.
Salvador ha modo di affinarsi anche in epoche successive,girando insieme ad Alfred Hitchcock la scena del sogno di Io Ti Salvero'.
La scena si presenta come un incubo del protagonista in cui appare un cigno,e nella versione originaria avrebbe avuto forti connotazioni psicoanalitiche ,la protagonista presentata come un immobile statua sarebbe stata ricoperta dalle formiche,per poi liberarsi da esse ritornando alla vita (eliminata perche' rappresentava la paura del protagonista per il matrimonio).
Dali' partecipa con attivo interesse al genere,offrendo ottime consulenze e invenzioni visive che rendono questi film unici,pietre miliari della storia del cinema.
Marco Rezzoaglio