Visualizzazione post con etichetta temi sociali emergenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta temi sociali emergenti. Mostra tutti i post

giovedì 2 aprile 2009

Prima la vita del lavoro


Prima la vita…del lavoro

E' vero, il lavoro nobilita l'uomo, ma questo non significa che centinaia di migliaia di dipendenti l'anno debbano immolarsi in nome di un valore che a loro non mette in tasca niente: il risparmio dei loro superiori. I fondi per la sicurezza dei lavoratori, infatti, costituiscono per le aziende un costo oneroso che spesso queste preferiscono sostenere solo in parte o non sostenere per nulla.
Dati storici dimostrano che dalla seconda metà del diciottesimo secolo, in seguito alla crescente meccanizzazione dell'industria, il problema degli incidenti sul lavoro aveva assunto dimensioni fino allora sconosciute.
Così, in Italia, dopo un primo tentativo d'assicurazione volontaria promessa a carico degli stessi lavoratori e completamente fallita per la scarsissima adesione degli interessati (preoccupati di dover rinunciare ad una parte del salario), nel 1898 lo Stato intervenne con la prima legge di tutela per la sicurezza sul lavoro.
Giolitti varò una riforma che prevedeva un'assicurazione parzialmente a carico dei datori di lavoro.
L'evoluzione legislativa successiva, in considerazione del miglioramento delle condizioni
d' assicurazione, sul versante sia dei premi sia delle prestazioni, portò all'istituzione della Cassa nazionale infortuni che, nel 1933 diventò INAIL. Lo stesso anno nasceva l'INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale).
Già precedentemente, nel 1917, fu introdotto il criterio dell'automaticità dell'assicurazione sociale antinfortunistica.
Questo susseguirsi di riforme sociali permise finalmente il miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani. Purtroppo però il tasso d'incidenti rimaneva ancora molto elevato e in particolare l'Italia manteneva il primato rispetto al resto d'Europa.
Nel periodo tra il 1995 e il 2004 c'è stata una riduzione del 25,4% degli incidenti. Invece nel resto d'Europa la flessione è stata di quasi il 30 %. Secondo il rapporto ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) oltre mille persone l'anno subiscono danni fisici sul luogo d'impiego. Ma questa stima comprende esclusivamente i casi denunciati e quindi riguardanti solo il lavoro regolare, infatti, si valuta che si verifichino 200000 infortuni che poi non sono regolarmente segnalati.



Tra il 2003 e il 2005 hanno avuto luogo poco meno di 4,5 morti al giorno.In quel periodo circa quattro persone, ogni giorno, si sono svegliate, alcune di loro hanno salutato la famiglia, sono uscite da casa per non farvi più ritorno. La stampa non ne parla compiutamente, spesso chiude gli occhi davanti a questi orrori del XXI secolo; spesso si può parlare addirittura di censura mediatica perché queste morti fanno scandalo, non danno una buona immagine del paese o infine…non fanno notizia.
Sono cifre da guerra: una guerra che molti di noi combattono ogni giorno per portare a casa"la pagnotta". Padroni incuranti del fatto che ogni vita, anche quella dei più umili, di quelli che sono obbligati a lavorare in condizioni pessime per sopravvivere, ha dignità e va difesa. E necessario ricordarsi di queste persone e anche di quelle per le quali non è stata spesa una parola:i morti nascosti che non hanno nemmeno avuto la possibilità di essere ricordati come vittime di un sistema opulento.Vittime che non possono più parlare, ammutolite da un destino ingiusto, voluto dall'uomo.
Un caso recente che ha particolarmente smosso la stampa è quello avvenuto il 6 dicembre 2007 alla "Thyssen Krupp" di Torino, in cui sette uomini hanno perso la vita a causa di un rogo, che non hanno potuto estinguere per la mancanza di misure precauzionali.Alcuni dirigenti dell'azienda sono stati condannati per omissione delle cautele antinfortunistiche e per omicidio colposo.
Un fatto clamoroso, quello della Thyssen, come molti altri: Marcinelle in Belgio dove, l’8 agosto del 1956, un incendio, scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile di Bois du Cazier, causò la morte di 262 persone di dodici diverse nazionalità. 136 minatori erano italiani. Rimasero senza via di scampo, soffocati dall'ossido di carbonio e braccati dalle fiamme. Le operazioni di salvataggio furono disperate fino al 23 agosto, quando uno dei soccorritori diede l’annuncio, in italiano: "Tutti cadaveri".Nella fabbrica Triangle di New York, nel 1911, persero la vita 148 persone, perlopiù donne.
Alla problematica relativa agli infortuni sul lavoro, si collega il concetto di igiene e sicurezza sul posto di lavoro, cioè l'insieme delle norme che impongono al datore di lavoro di adottare le misure che, secondo il tipo d'impresa, di lavoro svolto e secondo l'esperienza e la tecnica sono necessarie a predisporre un ambiente idoneo, tale da consentire al lavoratore l'adempimento della prestazione senza danni per la salute e l'integrità fisica.Troppo spesso l'ambiente lavorativo non è idoneo: mancano, ad esempio, misure precauzionali o si fa uso addirittura di materiali nocivi. Emblematico è il caso dell'amianto; questo materiale, per le sue proprietà di termodispersione e fonoassorbenza, è stato utilizzato in grandi quantità per molti anni. C'è un luogo in Piemonte, dove, agli inizi del Novecento, l'amianto è stato accolto come fattore di crescita economica, ma è in questa città che, per l'amianto, oggi, si continua a morire.Quasi esclusivamente questo materiale è ritenuto colpevole di un tumore, il mesotelioma, dovuto appunto all'inalazione e/o ingestione di sue fibre.La città è Casale di Monferrato; qui, tra il 1906 e il 1907 venne fondata la fabbrica "Eternit", successivamente ricordata con il nome "la fabbrica del cancro".Qui vennero fabbricati componenti per l'edilizia tra cui tubi in fibrocemento(cemento e amianto) per costruire o ripristinare acquedotti.Per anni consulenti scientifici dell' azienda, sia a livello nazionale che internazionale, avevano messo in dubbio che la situazione epidemiologica venutasi a creare in seguito all'apertura della fabbrica, avesse come causa proprio l' utilizzo dell'amianto.Oggi si sa con assoluta certezza che quell'orribile morte per soffocamento che ha ucciso migliaia di persone in Italia è dovuta all'inalazione prolungata di amianto.
Le intossicazioni da amianto avvennero in particolare nei cantieri navali e nelle zone limitrofe perché è proprio in questo campo industriale che se ne faceva più uso. Per questo motivo le zone più colpite sono quelle portuali: in Liguria, in particolare in provincia di La Spezia,in Toscana,in particolare a Massa Carrara e a Livorno e in Puglia,in particolare a Taranto.
E assolutamente necessario perciò che la società si mobiliti in maniera concreta, che mass media e istituzioni si occupino realmente di questa piaga che affligge la nostra nazione per dare priorità, finalmente, alla sicurezza di ogni cittadino.
Forse è il caso di dire: vai a lavoro ma quando sei lì ora dum labora (prega mentre lavori).


Maria Cereghino

Video consigliati:
http://www.youtube.com/watch?v=fiGdePe6HZY
http://www.youtube.com/watch?v=njG7p6CSbCU

Fonti:
www.inail.it
www.italianiimbecilli.it

sabato 28 marzo 2009

MAFIA:ANCHE "COSA NOSTRA"

Mafia: anche “cosa nostra”.

Omertà, silenzio e indifferenza sotto un velo di ipocrisia da parte di chi crede che la mafia sia lontana, in un altro mondo. Come dice Sergio Nazzaro, giornalista napoletano, esiste un'altra Italia, a Sud, dove “al sole fa sempre freddo”. Un pezzo di stato che ha visto e, continua a vedere tuttora, abuso di potere, omicidi e rese dei conti; persone che vivono con la paura che un giorno qualcuno possa bussare alla loro porta. Alcuni studiosi fanno coincidere la nascita vera e propria dell'organizzazione criminale con l'unità d'Italia: la mafia nacque nelle campagne meridionali come risposta illegale al Nord che cominciò a riscuotere pesanti tasse e che pretendeva di controllare ciò che fino a quel momento era gestito dai grandi latifondisti prima del 1861. Il Sud continuò ad essere distaccato dal Nord. Come la materia, che ne si crea e ne si distrugge, allo stesso modo essa si trasformò in criminalità organizzata. Già negli ultimi anni dell'Ottocento, la mafia intraprese rapporti con la politica,dalla quale non si distaccò e, nel corso del '900, cominciò ad adottare comportamenti basati su un modello di economia statale, ma parallela e sotterranea, traendo profitti da traffico di armi e di stupefacenti, contraffazione, gioco d'azzardo, contrabbando di sigarette ed altre merci, prostituzione, sequestri di persona, estorsioni, oltre che voto di scambio e, dal 1982, traffico di rifiuti.Le tre più grandi e note organizzazioni criminali- senza però dimenticare altre potenti cosche come la Sacra Corona Unita in Puglia e molte sparse nel Nord- Cosa nostra in Sicilia, 'Ndrangheta in Calabria, Camorra in Campania, hanno fatto per anni rumore: omicidi e minacce sotto gli occhi di tutti senza che la magistratura si prendesse i rischi di condannare. Totò Riina, latitante per ventiquattro anni, fu il mandante degli omicidi di molte persone che in Sicilia cercarono di combattere la mafia ed è un dovere citarli: Pietro Scaglione, Giuseppe Russo, Mario Francese, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Emanuele Basile, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Calogero Zucchetto, Rocco Chinnici, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Va ricordato che tali nomi sono pochi in confronto a quello totale delle vittime della mafia. Alcuni di questi uomini, come Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, si erano resi conto di combattere non solo contro criminali, ma soprtattutto contro lo Stato: gli interessi di tutti avevano preso il sopravvento, la giustizia non aveva più il coraggio di applicarsi, troppi gli affari in ballo. Oggi di mafia non se ne parla tanto quanto se ne dovrebbe; anche se sono molte le notizie che riportano episodi di violenza sembra che abbia rinunciato a manifestazioni di forza contro lo stato. Quindi si dovrebbe dedurre che sia scomparsa? Assolutamente no. Lei c'è ed è in ottima salute, al Sud quanto al Nord, dove si è sviluppata dagli anni '60 e '70 con l'arrivo di una grande ondata di emigranti e di detenuti trasfertiti dal meridione per scontare la pena. Ed è anche qui la mafia in giacca e cravatta che la gente ignora, la mafia che ha capito che la violenza non serve per i grandi affari, ma che muoversi in silenzio è di vitale importanza. Per esempio,la gente si domanda spesso dove va a finire la “monnezza” della Campania e di altre regioni settentrionali? Lo sa che esiste la cosiddetta “ecomafia” che si occupa di smaltire rifiuti tossici illegalmente?La mafia che si è sviluppata nell'Italia settentrionale è ben diversa da quella di Mondragone e Corleone. Forse fa anche più paura perchè celata dall'omertà. Si tratta di imprese, principalmente edili, che continuano a trafficare denaro sporco, ma questo non importa se nesssun innocente ne paga le conseguenze, non importa se esiste una vita parallela, un modo di vivere, che si fa i propri affari in modo illecito, indipendentemente dal luogo. La sua forza aumenta ancor di più forse per colpa della disinformazione o della mancata presa di coscienza da parte di molti che preferiscono far finta di nulla. In fondo al Nord non c'è il pericolo che qualcuno ti bussi alla porta per un “favore” come succede, troppo spesso, al Sud.Ciò che dovrebbbe preoccupare è che sono effettivi i rapporti che la mafia ha sostenuto con la politica e che continua a sostenere tutt'oggi. Per esempio, gli italiani lo sanno che, a prescindere dalla verità o meno, un dato di fatto è che Giulio Andreotti, capo del governo per sette volte, è stato indagato e nel 2003 accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso; anche se assolto ci si dovrebbe chiedere perchè si è arrivati a tale accusa,dov'è a questo punto la mafia. Nessuno può avere la certezza assoluta di non averne mai a che fare, in modo diretto e non. “La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità...”. Con questa famosa frase Paolo Borsellino ci vuole dire che bisognerebbe dimenticare la scissione tra Nord e Sud in ambito mafioso.
A Napoli ragazzi quattordicenni hanno a che fare con la Camorra, la vivono giorno per giorno. Appunto per questo, per ricordare che di Italia ce ne è solo una, la mafia è anche “cosa nostra”.
Cristina Griffo.


link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Mafia
http://it.wikipedia.org/wiki/'Ndrangheta
http://it.wikipedia.org/wiki/Cosa_Nostra
http://www.youtube.com/watch?v=NL0trFpyxOA&feature=related

le cause dell'inferiorità della donna

LE CAUSE DELL’ INFERIORITA’ DELLA DONNA
Nei secoli passati, il ruolo della donna nella società e nella famiglia è sempre stato di subalternità al marito e la storia della discriminazione femminile è stata oggetto di numerosi studi. Ciò che ha relegato, per secoli, la donna in una condizione di inferiorità rispetto all’ uomo è stata la differenziazione dei compiti e dei ruoli, intese come dato naturale e immodificabile: l’ uomo occupava il campo produttivo, gestiva gli affari pubblici, mentre alla donna spettava la cura della casa, dei figli, degli anziani. E’ solo con la rivoluzione industriale che cade il mito del naturale primato dell’ uomo poiché l’ introduzione delle macchine nella produzione rende ininfluente la forza muscolare e valorizza capacità che sono presenti sia nell’ uomo che nella donna. Il cammino verso l’ emancipazione e la liberazione femminile passa attraverso la conquista del lavoro extra domestico, la parità sul piano dei diritti civili, l’ accesso alla cultura, la possibilità di partecipare alla vita politica. Tuttavia, benchè nell’ ultimo secolo le donne abbiano lottato per una parità reale dei diritti dell’ uomo, anche nelle società più moderne ed evolute la condizione femminile risente ancora di una certa fissità di ruoli che colloca la donna in una posizione di svantaggio sul piano sociale; svantaggio le cui cause si possono riassumere in tre punti principali.
1.LA POSIZIONE DELLA DONNA NELLA FAMIGLIA. Ancora oggi la donna è considerata unica responsabile dell’ organizzazione famigliare, dell’ economia domestica, dell’ educazione,dei figli e dei membri anziani. I diversi compiti e funzioni che le vengono richiesti finiscono però per assorbire una gran quantità di energie fisiche e psichiche, rendendole più difficile e faticoso lo svolgimento di attività lavorative, sociali, politiche. Nei nostri paesi è insufficiente la quantità di asili nido e scuole materne, come carenti sono i servizi di cura e sostegno per le persone anziane e malate. A ciò si aggiunga il fatto che l’ orario di apertura dei negozi e degli uffici rendono difficilmente compatibili gli orari del lavoro con quelli del privato. Il tempo non è però l’ unico problema, è noto, infatti, che le imprese preferiscono assumere uomini, anche meno capaci, che non hanno il problema della maternità e ai quali non vengono, tradizionalmente, affidate tali incombenze.
2.LA SITUAZIONE DELLA DONNA NEL MONDO DEL LAVORO. Le ragioni esposte nel numero uno giustificano in parte il minor sviluppo di carriera delle donne, ancora oggi quasi assenti dalle posizioni più elevate. In sostanza sembra che la società sia ancora organizzata sulla tradizionale divisione dei compiti che privilegia l’ impiego dell’ uomo nel campo produttivo e nel sociale. Molte donne infatti sacrificano le proprie ambizioni e la proprie capacità accontentandosi di un lavoro meno qualificato per riuscire a conciliare più attività. Il part-time può allora apparire come una soluzione più idonea, anche se a discapito del futuro in cui la donna riceverà una pensione molto ridotta. Dal punto di vista opposto, invece, per le donne che non vogliono rinunciare al proprio ruolo nel mondo del lavoro, molto spesso si apre la drammatica scelta di dover rinunciare alla maternità o limitarsi ad avare un solo figlio. Tale fenomeno appare oggi molto marcato soprattutto nelle società più avanzate.
3.LA SITUAZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIETA’. La condizione della donna, oggi, pur essendosi notevolmente evoluta, rimane difficile e complessa e, nonostante gli enormi passi in avanti rispetto all’ antica esclusione dalla vita sociale, il suo inserimento a pieno titolo e con pari opportunità è ancora reso difficile da una fascia di donne più fortunate o più indipendenti tanto da giustificare l’ esistenza di un ministero dei diritti e delle pari opportunità volte a garantire la partecipazione delle donne nelle competizioni elettorali.
Margherita Dondero

il giornalismo in esilio


Il giornalismo in esilio.
La servitu’, in molti casi, non è violenza dei padroni, ma tentazione dei servi.

“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia;il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.” (H.Verbitsky). Non esiste definizione migliore per spiegare il mestiere di giornalista; per farlo e per farlo bene, (cosa assai piu’ rara),si possono utilizzare diversi mezzi: c’ è la televisione,il mass media per eccellenza, ci sono i giornali,le radio e infine internet.
La TV,soprattutto in Italia, è uno dei mezzi di informazione piu’ utilizzato. Tutti noi conosciamo i telegiornali e le trasmissioni che vanno in onda in prima o seconda serata che trattano di attualità, gli esempi sono molteplici: da “Ballarò” , “Porta a Porta”e “Annozero” sulla RAI, a “Matrix”,su Mediaset, all’ “Infedele” su La7.
Tutti Talk show che vanno in onda su reti diverse in giorni diversi con conduttori e giornalisti differenti, ma cos’ hanno in comune questi programmi? Oltre ad alcuni ospiti tra i quali politici che cercano ossessivamente l’ occhio della telecamera .
In tutti vi è la figura del presentatore-giornalista (Giovanni Floris, Michele Santoro, ecc) che funge da moderatore durante i dibattiti. Il suo compito è quello di fornire argomenti di discussione, solitamente fatti accaduti recentemente e di interesse pubblico grazie a servizi televisivi realizzati da colleghi o a dati forniti da diverse agenzie, far emergere i differenti punti di vista degli ospiti e far proporre le eventuali soluzioni ad uno o piu’ problemi emersi, appoggiano in modo imparziale la tesi- valutata con criteri oggettivi- di un invitato piuttosto che di un altro.
In questi anni assistiamo ad una spettacolarizzazione che investe telegiornali e programmi di approfondimento è un fenomeno noto alla sociologia: Il cosiddetto declino dell’ informazione e crescite del loisir, cioè il divertimento. Insomma, non è piu’ importante cosa dici ma come lo dici. Le notizie si svuotano nel contenuto e rimane solo la forma. Un fatto assume piu’ importanza se viene raccontato in televisione piuttosto che scritto su un giornale. Perché accade? Perchè la TV ha maggior impatto è immediata rispetto ad un quotidiano o ad un settimanale, impegna di meno e si rivolge ad una fascia di popolazione piu’ ampia.
Ma se è vero che c’ è un declino dell’ informazione e che come diceva il famoso sociologo Mc Luhan: “il medium è il messaggio”, com’ è possibile districarsi nel mondo dei mass media? Capire cosa è importante e cosa no? Distinguere le notizie vere da quelle false?
Internet, un mezzo di comunicazione tra i piu’ recenti, potrebbe essere la soluzione. Certo, anche le notizie messe in rete non sono immuni da distorsioni volontarie o involontarie, ma la differenza fondamentale rispetto agli altri mezzi è che il lettore/spettatore non subisce passivamente i suoi effetti.
Grazie alla nascita di riviste multimediali- collegate a quelle della carta stampata- sono nati anche i primi blog e i forum in cui tutti i visitatori possono esprimere le loro opinioni e sono invitati a partecipare ad iniziative e sondaggi.
Fra questi giornali vi sono “Repubblica”, diretta da Ezio Mauro, il “Corriere Della Sera” da Paolo Mieli, e altri quotidiani illustri.
Per capire realmente la differenza facciamo due esempi. Mettiamo il caso che un giornalista molto vicino a un personaggio politico di rilievo diffonda e faccia diffondere notizie ambigue o addirittura false al solo scopo di favorire quest’ ultimo o addirittura un partito o un governo. A questo punto lo spettatore ascolta le notizie, le “subisce” ma senza poter smentire o controbattere. Purtroppo questo successe realmente: Vittorio Feltri allora direttore de “Il Giornale” , nel 1997 pubblicò a cadenza pressoché giornaliera notizie diffamatorie ai danni dell’ ex pm Antonio Di Pietro dipingendolo come un magistrato corrotto; Il tutto alla vigilia delle elezioni suppletive senatoriali del Muggello che vedevano contrapposti Di Pietro e il “berlusconiano” Giuliano Ferrara. Il direttore fu poi querelato e condannato a risarcire l’ ex magistrato. Ma i lettori per un periodo di tempo relativamente lungo lessero e credettero alle notizie pubblicate anche se prive di un qualsiasi fondamento.
Altro caso. Un’ intera classe dirigente usa a proprio uso e consumo i mass media per spostare l’ attenzione dei cittadini da problemi reali come l’ economia del Paese piuttosto che la criminalità a futilità come la nascita di nuovi sport o serie televisive; questo oltre che vergognoso è pericoloso. L’ utente è influenzato dalla TV molto piu’ di quanto creda: in questo caso il soggetto si concentra realmente sulle banalità e perde la percezione della gravità della situazione reale. Anche questo caso è avvenuto: durante le udienze dei processi per mafia di Andreotti nel 2002 -condannato- e di Dell’ Ultri(Forza Italia) –condannato- e per corruzione di Previti(Forza Italia),-condannato- i telegiornali e i programmi d’ approfondimento parlarono di altre questioni: tra cui il delitto di Cogne, nuove fiction, e argomenti ben lontani dai processi del secolo. A volte molto piu’ platealmente- la vicenda del sindaco di Pescara D’ Alfonso( Partito Democratico), o le vicende giudiziarie dell’ ex Ministro della giustizia del governo Prodi Clemente Mastella -i telegiornali invece che limitarsi a raccontare i fatti danno ampio spazio a dichiarazioni soggettive di politici che li commentano secondo opinioni personali svuotando di fatto l’ avvenimento. (Parlano di errori giudiziari e complotti politici senza smentite ovviamente. )
In parole povere: se qualcuno va in televisione a raccontar “balle” o a raccontare notizie prive di rilevanza si ascolta, se lo fa su internet lo si può smentire-interazione tra le parti- cercare notizie parallele e trovare la famosa pluralità d’ informazione.
Questo spiega perché in Italia i politici che usano la rete sono nettamente in minoranza rispetto a quelli che diffondono comunicati e/o rilasciano interviste sul piccolo schermo.
Esistono blog in cui giornalisti maestri di professionalità come Paolo Flores D’Arcais direttore di “Micromega” leggono e rispondono ai commenti lasciati da visitatori, oltre a lui ci sono Marco Travaglio, Peter Gomez (voglioscendere.it), Massimo Fini -che ha fondato recentemente un nuovo giornale “La voce del Ribelle”- e tanti altri che in rete si sentono liberi da ogni limitazione o censura, che invitano ad informarsi ad essere indipendenti e a non chinare sempre la testa.
Così nel 2008 le riviste o i blog di giornalisti e non solo-vedi Nando Dalla Chiesa- sono rimaste fuori dal controllo dei “potenti”. Questi professionisti svolgono un mestiere che può essere definito con le parole di H. Verbitsky- uno dei piu’ grandi giornalisti -argentini inizialmente riportate. È troppo comodo non svolgere il proprio lavoro con serietà e assecondare questa o quella corrente politica; quando la condizione di servitu’ non viene imposta ma scelta, quando si preferisce la censura invece che la libertà, la menzogna rispetto alla verità, i riconoscimenti dall’ alto invece che quelli dal basso, ci si trova di fronte alla prostituzione della parola scritta o orale, alla perdita di coscienza sociale e individuale, alla perdita di controllo: scriveva George Orwell in “1984”:” chi controlla il passato controlla il futuro e chi controlla il presente controlla il passato.”
In un Paese in cui il premio “Ambrogino” del comune di Milano viene negato a un maestro come Enzo Biagi (1920-2007) e a un giovane come Roberto Saviano diventato scrittore non per passione ma per necessità. ( Gomorra Viaggio nella camorra); in un Paese in cui Indro Montanelli viene dimenticato( se non insultato.. non so cosa sia peggio), Rosa Capacchione mai nominata e quindi sconosciuta a molti- e Licio Gelli esaltato il minimo che può accadere è essere “confinati” in rete.
Eppure, in un paese come questo -forse perché Gian Antonio Stella scrive “La Casta”, Lirio Abbate continua a pubblicare libri, Saviano dichiara di voler scrivere ancora, Marco Travaglio parla nelle piazze e la sua penna sembra implacabile( “La scomparsa dei fatti”2007 , “Per chi suona la banana” 2008…) Antonio Massari racconta le ingiustizie subite da P.M. come Clementina Forleo e Luigi De Magistris, Milena Gabanelli dimostra che si può fare ancora buon giornalismo in TV con “Report”- io riesco ancora ad avere delle speranze, ad essere fiduciosa.
Alessandra Fontana
Siti consigliati:
http://www.voglioscendere.it/
http://www.beppegrillo.it/
http://www.societàcivile.com/ (blog di Gianni Barbacetto- giornalista)
http://www.danieleluttazzi.it/
http://www.repubblica.it/
http://www.micromega.net/
http://www.corriere.it/
http://www.massimofini.it/
http://www.report.rai.it/
http://www.annozero.it/
http://www.gadlerner.it/
Altri blog e siti sull’ informazione si possono trovare su voglioscendere.it .