martedì 31 marzo 2009

L'eredità del fascismo

L’eredità del fascismo

Con la proclamazione della Repubblica Italiana,si ebbe un notevole innovazione rispetto al passato,ma le leggi,l’ordinamento giuridico e l’apparato burocratico rimasero sostanzialmente rimasero sostanzialmente invariati.Nel1946 nacque il movimento Sociale Italiano(MSNI),che aggirava il divieto di ricostruzione del Parlamento Fascista imposto dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione .IL cosiddetto “Neofascismo”ha conosciuto varie fasi:dalle prime prove in contesto democratico ,alla funzione anticomunista durante la Guerra Fredda fino all’appoggio dei giovani democristiani. Negli anni settanta ci furono attentati e tentativi golpisti,con successiva frammentazione dei movimenti di destra esterni al MSI. Si trattava della cosiddetta ”strategia della tensione”. L’MSI è stato trasformato in “alleanza Nazionale”al Congresso di Fiuggi nel 1995 ,da parte di Gianfranco Fini.

L’immediato dopoguerra:il processo di epurazione
L’epurazione fu già avviata nel 1944 dal governo Bonomi ,con l’Alto Commissariato per sanzioni contro il fascismo . I suoi obbiettivi furono processare i capi fascisti che avevano voluto la guerra (compresi i militari),processare i membri del Partito Nazionale Fascista e della Milizia colpevoli di crimini politici, processare i collaborazionisti e i capi della Repubblica di Salò. L’epurazione coinvolse solo i piccoli funzionari, perché i principali protagonisti del Fascismo erano spesso riusciti a fuggire all’estero, in genere in Svizzera o in Sudamerica.
L’epurazione era un atto puramente politico; fu affidata alla magistratura ordinaria e fu piuttosto blanda:solo 403 alti funzionari furono sospesi dal servizio, e meno di 3.000 tra impiegati e dipendenti statali furono licenziati; molti di loro furono reintegrati dopo poco tempo. Le forze alleate presenti in Italia si opposero a provvedimenti che frenassero la ricostruzione dell’Italia: ad esempio, le sentenze colpivano i grandi industriali imponevano la confisca dei loro beni, ma non furono mai attuate. Il governo Bonomi entrò in crisi per l’opposizione della DC all’epurazione e lo stesso avvenne al Governo Parri nel novembre 1945. Il segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti, concesse nel 1946 l’amnistia generale che graziò molti fascisti. Molti funzionari fascisti rimasero al loro posto nelle prefetture, nelle questure, nel personale diplomatico, nei ministeri “tecnici”, nel Tribunale speciale , perché erano gli unici ad avere le competenze riguardanti lo svolgimento delle loro mansioni. La legislatura rimase quasi invariata (a parte le leggi di discriminazione razziale e politica), tanto che l’attuale Codice Civile è quello entrato in vigore con Regio Decreto del 16 marzo 1942, N.262, firmato dal Re Vittorio Emanuele, dal Capo del Governo Benito Mussolini e dal Guardasigilli Dino Grandi.

COSTITUZIONE E NASCITA DEL MSI
La ricostruzione del Partito Nazionale Fascista era resa impossibile dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione Repubblicana, che in oltre inibiva per 5 anni il diritto di voto e l’eleggibilità degli ex capi fascisti. Già nel dicembre del 1946 era stato fondato il movimento Sociale Italiano ad opera dell’ex vice-federale Romano Arturo Michelini e alla presenza dell’ex capo di gabinetto del Ministero per la Cultura Popolare Giorgio Almirante, destinato ad assumere il ruolo di segretario generale; il movimento era sostenuto da ex gerarchi fascisti, tra cui De Vecchi e Graziani. Nel1948 entrarono in parlamento i primi sei deputati missini. Nel MSI prevalevano due correnti: un legata alla tradizione mussoliniana(centro-sud),l’altra legata alle idee movimentiste del segretario Almirante(nord). Il progressivo di importanza del MSI e il conseguente inserimento nella vita politica italiana, venne con l’appoggio ai democristiani, contribuendo all’elezione dei Presidenti della Repubblica Segni e Gronchi, votando l’adesione del’ Italia alla NATO e divenendo il punto di riferimento per la lotta al comunismo.

Gli anni settanta
Nel 1968 la frammentazione dei movimenti di estrema destra fece diminuire il consenso verso il MSI, che toccò il fondo con il 4,5%. Nel 1969 Almirante avviò un radicale processo di accentramento dei poteri:egli assunse maggiori poteri nei confronti dei segretari provinciali e riunendo le associazioni giovanili nel Fronte della Gioventù. La destra fu in sostanza ammodernata, e dopo i due attentati di Milano e Roma assunse la dizione”Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale”(MSI-DN). Nel 1970 l’ex comandante della X MAS, il principe Junio Valerio Borghese tentò un colpo di stato con la complicità dei servizi segreti e di alcuni corpi “deviati dallo stato”. Anche le stragi organizzate dai neo fascisti negli anni’70 (le stragi di Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus presso San Benedetto Val di Sambro, entrambe nel 74 ) furono preparate con la complicità dei servizi segreti .Alle elezioni politiche del 1971 il MSI-DM raggiunse il suo massimo storico ,conl’8,7% dei voti.

Dal MSI-DN ALLEANZA NAZIONALE
Nel 1987 alla direzione del partito ad Almirante subentrò Gianfranco Fini, che dopo una parentesi con la direzione Rauti(1990 -1991), rimase alla guida del partito fino ai giorni nostri .Nel 1993Fini propose la nascita di Alleanza Nazionale, il partito che non aveva differenze sostanziali rispetto al MSI, ma che divenne il centro di riferimento dopo il crollo del sistema tradizionale dei partiti. Grazie all’appoggio di Berlusconi, che inserì AN nelle liste “Buongoverno” , il MSI ottenne alla elezione dl 1994 un 13% dei voti, portando al governo la coalizione del Polo delle Libertà.
La trasformazione della Destra Italiana è avvenuta nel 1995 con il congresso di Fiuggi, durante il quale Fini trasformò definitivamente il MSI in Alleanza Nazionale. L’estrema destra nazionale si riconosce invece nel partito di Pino Rauti(MS-Fiamma Tricolore)che continua ad avere il suo punto di riferimento nel regime fascista

Valentina Campodonico

lo scautismo


Lo scautismo




… Le scelte di oggi per un mondo che cambia: pronti a servire e ancora: “Scouting for boys”!...

Lo scautismo è un movimento giovanile mondiale, con lo scopo dichiarato di educare i giovani e aiutarli nel loro sviluppo fisico, mentale e spirituale. Il movimento, fondato sul volontariato, fu fondato da Robert Baden-Powell, che gli scout chiamano semplicemente "B-P"
La parola scout significa, in
inglese, esploratore. Veniva e viene tuttora usata in ambito militare per indicare tutti quei mezzi e quelle attività volte a localizzare il nemico. Fu scelta da Baden-Powell pensando ai ragazzi e ai molteplici orizzonti che essi potevano scoprire; il termine vuole anche far pensare a delle persone in grado di cavarsela da soli nelle situazioni più svariate, organizzate ed attrezzate, sia interiormente che esteriormente, ad ogni evenienza.
Lo scautismo è caratterizzato da un metodo educativo ed un codice comportamentale non formale, il cui fine ultimo è di dare la possibilità ai giovani di diventare "buoni cittadini", responsabilmente impegnati nella vita del loro paese e predisposti ad essere futuri "cittadini del mondo" volenterosi di migliorare la propria società e sostenitori convinti della fratellanza tra i popoli.
Si basa, quindi, su un semplice codice di valori di vita (la
Legge scout e la Promessa), sul principio dell'imparare facendo, che delinea la crescita personale degli individui tramite l'esperienza attiva e partecipata, sulla metodologia di attività per piccoli gruppi, che sviluppa la responsabilità, la partecipazione e le capacità decisionali, e sulla sfida di offrire ai giovani attività sempre stimolanti ed interessanti. In particolare Robert Baden-Powell schematizza nei suoi scritti il suddetto sistema educativo in quattro punti fondamentali:
La relazione con se stessi - essere critici verso se stessi e coscienti del proprio valore Lo scautismo invita i propri membri a prendere in mano la propria vita. Aiuta a forgiare una propria opinione e ad assumersi delle responsabilità, rimanendo comunque critici verso se stessi. Permette pure di prendere coscienza delle proprie possibilità e dei propri limiti, di imparare a tenerne conto e di impegnarsi a superarli, sviluppando anche una buona fiducia in se stessi che permette di affrontare gli eventi della propria vita.
La relazione con il proprio corpo - accettarsi ed esprimersi Lo scautismo invita i giovani a prendere coscienza del proprio corpo e a vivere emozioni e sentimenti. Offre un ambiente e un’attività che aiutano a scoprire e ad accettare le possibilità, i limiti e i bisogni del proprio corpo. Il movimento scaut sprona a prendere cura del proprio corpo con un’adeguata attività fisica e manuale e seguendo le norme dell’igiene ed un’alimentazione corretta.
La relazione con gli altri - incontrare e rispettare gli altri Lo scautismo insegna a vivere nella società, sia in piccoli gruppi sia nella comunità dei cittadini del mondo. Insegna a condividere, ad essere aperti a quello che ci viene dato dagli altri e a rispettare la loro integrità, anche se sono diversi. Con lo stesso spirito, lo scautismo insegna ad aiutare gli altri, ad assumersi delle responsabilità, a prendere delle decisioni insieme e a rispettarle.
La relazione con le cose - essere creativi e rispettare l’ambiente Lo scautismo porta alla scoperta del mondo, della sua bellezza e dei suoi segreti. Permette di capire l’influenza delle persone sull’ambiente e le impegna a proteggerlo. Insegna ad utilizzare le risorse con criterio e a vivere con dei mezzi semplici. Lo scautismo sviluppa la creatività e il senso pratico di ogni singolo individuo, in modo che possa creare e sperimentare.
La relazione con Dio, spirituale - essere aperti e riflettere Lo scautismo offre un sistema di valori morali e spirituali che portano un sostegno e un orientamento per la vita. Incita a riflettere e ad interrogarsi sui valori in base alle esperienze, buone o cattive, che si fanno durante tutta la vita. Molti percepiscono una presenza divina. Sulla base di questa riflessione e di queste domande, si può forgiare un ideale ed un’etica personale solida che dia un senso alla vita.

Valeria Di Santi

Totò Riina :da povero contadino a capo dei capi

Totò Riina :da povero contadino a capo dei capi

Provenienza:Salvatore Riina nasce in una povera famiglia di contadini a Corleone vicino a Palermo il 16 Novembre 1930. Della sua infanzia si hanno poche notizie.Fin da piccolo il giovane Salvatore aiutava il padre insieme ai fratelli nei campi,Totò era il più grande dei 3 fratelli Riina e nonostante la bassa statura crebbe forte e robusto.Il primo trauma che scosse e cambiò la vita di Totò avvenne quando egli aveva 13 anni,difatti dopo un giorno di lavoro nei campi il padre Giovanni e il fratello minore Francesco morirono a causa dell'esplosione di un ordigno bellico che i Riina avevano trovato nei campi dove lavoravano.E fu nel giorno del funerale del padre e del fratello che lo videro piangere per l'ultima volta,da quel giorno Totò diventò il capofamiglia. Era Salvatore che doveva mandare avanti la casa e la terra
Gli inizi:da Corleone a Palermo:Corleone era un centro contadino dove però come nel resto della Sicilia,la delinquenza organizzata muoveva i suoi primi ma rapidi passi .Ma Corleone stava stretta a chi come Totò Riina,il capobanda Luciano Liggio e gli inseparabili Binnu Provanzano e Callogero Bagarella,aveva ambizioni e la cattiveria giusta per scalare ai vertici della mafia siciliana.Ben presto Luciano Liggio e la sua banda, grazie a spargimenti di sangue e all'uccissione di Michele Navarra il dottore mafioso che capeggiava nella cittadina, presero il comando di Corleone e misero le mani su ogni ettaro di terra che contornava il paesino siculo.Ben presto gli ex contadini corleonesi si macchiarono di delitti e ben presto divennero latitanti.é per questo e per sfamare la loro fame di gloria che Totò Riina,detto da tutti il corto,sbarcò insieme ai gli unici veri amici e compagni fidati che aveva nella città di Palermo.
L'ascesa:da picciuttinazzo a capo dei capi Totò Riina e i suoi arrivarono a Palermo per nascondersi dalla latitanza e per ritagliarsi una una loro fetta di affari. Le famiglie mafiose che comandavano a Palermo inizialmente viddero di buon occhio l'arrivo dei corleonesi, poichè essi erano ubbidienti come i cani,conoscevano le regole e avevano voglia di fare ma non di strafare. I capi mafia che comandavano a Palermo gli accolsero assegnandogli lavoretti di precisione,discreti e silenziosi,essi in cambio chiedevano una sistemazione nascosta e tranquilla.Anche se nell'ambiente mafioso palermitano del tempo i corleonesi si differenziavano per la provenienza sociale,ovvero erano contadini che erano scesi dalla campagna e per questo venivano chiamati viddani , peri incritati o picciuttinazzi. La provenienza contadina distingueva in tutto Totò Riina dai mafiosi palermitani,la costituzione fisica,il modo di vestirsi e il modo di comportarsi,ma la cosa che distingueva maggiormente Totò Riina da gli altri mafiosi era la fame,la fame del potere. Una frase che pronunciò quando era detenuto all'ucciardono fu "quando uscirò di qui voglio camminare su un tappeto di banconote da 100mila lire".Fu proprio negli anni della detenzione al "grand'hotel" dell'Ucciardone,che totò conobbe e si infiltrò fra i più potenti boss dell'epoca.Totò Riina dentro al carcere diventò un punto di riferimento perchè sapeva ascoltare e sapeva consigliare.Fu cosi che Totò Riina quando uscì dal carcere conquistò di giorno in giorno sempre maggiore potere,i corleonesi non erano come gli altri mafiosi,non avevano senso di appartenenza a cosa nostra, conoscevano le regole e gli ordinamenti di cui essa era composta,ma l'unico interessa che aveva il corto era quello di comandare, su tutto e su tutti, e l'unico modo che conoscevano i corleonesi di Totò Riina per risolvere i problemi e per guadagnarsi il rispetto,era il sangue. Totò Riina è il mandante di un'infinità di omicidi negli anni della guerra di mafia. Totò Riina diventa il capo di cosa nostra eliminanto tutti quelli che gli si mettevano davanti,le famiglie mafiose palermitane,i politici e gli uomini dello stato che gli si mettevano contro.Cosa nostra prima di Totò Riina era un'organizzazione a delinquere che aveva uno statuto e delle leggi ben precise,che aveva un intento,quello di combattere lo stato,Totò Riina fece diventare cosa nostra una cosa sua.Totò Riina stravolse tutto fece scomparire la figura del mafioso gentiluomo e introdusse un regno di paura anche dentro all'organizzazione.L'ex contadino di Corleone arrivò a comandare su chi aveva comandato a palermo e in sicilia per molti anni.
Conclusione:l'arresto il 15 gennaio del 1993 dopo neanche un anno dalla morte di Falcone e Borsellino Totò Riina viene arrestato a Palermo.L'uccisione dei 2 magistrati aveva più che mai attirato su di lui l'attenzione dello stato che non poteva non reagire a questo affronto e il numero sempre più crescente di pentiti fece crollare il suo impero.ù




Francesco Mancini

L’esperienza artistica: Edward Munch


L’esperienza artistica
Edward Munch


E’ l’esponente della secessione di Berlino, il quale anticiperà la corrente artistica che di fatto segna la nascita delle avanguardie del 900, l’Espressionismo.
Munch nasce a Loten, in Norvegia, il 12 dicembre del 1863. Nel 1868 muore la madre di tubercolosi. Nel 1877 anche la sorella muore dello stesso male a soli quindici anni. Sono i primi dei molti, precoci appuntamenti con la malattia e con la morte che costelleranno tutta l’esistenza dell’artista, influendo in modo certo non secondario anche sulla maturazione di un pensiero fortemente negativo.
“Senza paura e senza malattia”, scriverà in seguito l’artista,”la mia vita sarebbe una barca senza remi”, volendo con ciò significare quanto la visione tragica della realtà sia un ingrediente fondamentale non solo della pittura, ma del suo stesso essere.
Muore poco dopo, il 23 Gennaio 1944 nella sua proprietà, presso Oslo.
Con la sua pittura intende quindi “esprimere” il sentimento individuale piuttosto che rappresentare oggettivamente la realtà, tanto che quest’ultima viene deformata volutamente, a favore di una realtà che è propria dell’autore;infatti non riproduce l’oggetto così come appare, ma come lo sente, proiettando in esso la propria interiorità:” Non dipingo mai ciò che vedo, ma ciò che ho visto”.
La morte della madre e della sorella, le frequenti crisi depressive, l’inquietudine interiore, costituiscono l’unico possibile quadro di riferimento all’interno del quale leggere lo sviluppo artistico di Munch. In particolare, centro dell’interesse di Munch è quindi l’uomo, e il dramma del suo esistere di fronte a tutto ciò che lo circonda, come paure e conflitti tipici. Lo conferma una delle sue opere più note, “il Grido”
(1893).
Dal titolo si può constatare che non indica qualcosa che sta accadendo(un uomo che urla), ma indica proprio la condizione interiore che si manifesta attraverso l’urlo.Il senso profondo del dipinto lo troviamo descritto dall’artista stesso in alcune pagine di un suo diario:
“Camminavo lungo la strada con due amici- quando il sole tramontò- il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue- mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto- sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e linee di fuoco- i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura- e sentivo che un grande urlo infinito che pervadeva la natura”.
La scena è ricca di riferimenti simbolici. L’uomo in primo piano esprime il dramma collettivo dell’umanità intera. Il ponte richiama i mille ostacoli che ciascuno di noi deve superare nella propria esistenza, mentre i presunti “amici” rappresentano la falsità dei rapporti umani.
L’uomo che leva, alto e inascoltato, il suo urlo, è un essere serpentinato, quasi senza scheletro, fatto della stessa materia filamentosa con cui sono realizzati il cielo infuocato o il mare oleoso.
Al posto della testa vi è un’enorme cranio repellente, senza capelli, come di un sopravissuto a una catastrofe atomica. Gli occhi sbarrati sembrano aver visto un abominio immondo, le labbra nere rimandano alla putrescenza dei cadaveri.
E’ un grido istintivo, primordiale, che esprime non tanto le esperienze specifiche di smarrimento o di paure, quanto il sentimento dell’angoscia come espressione del nulla che minaccia l’esistenza dell’uomo. Nell’opera si nota il dramma, attraverso la prospettiva tesa e obliqua, data dagli urti cromatici, dalle mani della figura rappresentata in primo piano.
Da quanto detto fino ad ora, parrebbe che non vi possano essere risoluzioni all’esperienza dell’angoscia, dato che questa esprime la percezione di un modo di essere connaturato all’uomo, quello della paura del nulla che minaccia l’esistenza.
Si potrebbe tuttavia ipotizzare, guardando l’esperienza artistica di Munch, che la risoluzione dell’angoscia troverebbe realizzazione in un’esperienza di vita creativa, come quella dell’artista, dato che il pittore norvegese, sembra aver superato momenti difficili della sua vita, che ne avevano accentuato l’angoscia esistenziale, proprio grazie alla sua attività.

Cristina Facchini

“ Come genio e pazzia spesso comunicano… ”

“ Come genio e pazzia spesso comunicano… ”
Il tema Nietzscheano, folle e al contempo “saggio” dell’oltreuomo ha attraversato la cultura dell’Europa di fine 800 e della metà del 900, a partire da: “La Gaia Scienza” (aforisma 125) fino ad arrivare al positivismo di Lombroso che descrive la relazione tra genio e pazzia.
Molti studiosi sostengono che il “superuomo” coincide con il malato mentale.
È noto che molti dei protagonisti della letteratura, dell'arte, della musica soffrivano di “esaurimenti”, male di vivere, di paure e di patologie invalidanti e a volte letali. Alle persone normali infatti non è lecito avere comportamenti diversi, estrosi, a meno che non creino artisticamente e allora anche il comportamento più bizzarro viene assolto.
È possibile vedere nella follia l'origine del genio oppure il genio come manifestazione della follia?
Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco, analizzò in un saggio del 1922 "Genio e follia" il rapporto esistente tra la schizofrenia e la genialità servendosi di due preziose “ancelle”: la filosofia e la psichiatria.
Attraverso l'analisi della schizofrenia gli studi di Jaspers vogliono far capire perché, nelle loro espressioni più alte, arte e follia coincidono. Solamente la creazione artistica è in grado di conoscere questa follia in quanto non chiude l'abisso del caos, dell'irrazionalità.
In questo studio,il filosofo tedesco, spostando l'analisi dal generale al concreto, e il contatto diretto con i malati, ripercorre i momenti in cui la malattia entra nella vita dell'artista fino a trasfigurarne l'opera.
È il caso di Vincent Van Gogh, grande pittore olandese, ripiegato su se stesso e sulla propria tecnica di pittura, in un continuo che lo porterà alle estreme conseguenze artistiche ed esistenziali.
Infatti operò per soli dieci anni dipingendo meravigliosi capolavori per poi spararsi un colpo di pistola al cuore, morendo a soli trentasette anni.
Anche Van Gogh venne bollato dai suoi contemporanei come psicopatico ma fu proprio per questa sua condizione che riuscì ad offrirci un'interpretazione assolutamente personale della realtà. Forse pazzo non lo era, ma, come dirà lui, mirava a far compartecipare lo spettatore delle sue sensazioni e del suo disagio interiore.
Nell’opera di Salvador Dalì, artista spagnolo nel quale il surrealismo trova la propria espressione più completa ed esasperata, ci viene confermato che è possibile un legame genio-follia
Egli inventa addirittura una sua particolarissima tecnica di automatismo che definisce “metodo paranoico-critico”. La paranoia, secondo la descrizione dell’artista stesso, è una malattia mentale cronica la cui sintomatologia più caratteristica consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza e di ambizione . Da ciò si comprende che le immagini che l’artista cerca di fissare sulla tela nascono dal torbido agitarsi del suo inconscio (la paranoia) e riescono a prendere forma pittorica solo grazie alla razionalizzazione del delirio (momento critico).
Dunque il metodo paranoico-critico consiste nell’interpretazione dei fenomeni deliranti.
Salvator Dalì può essere definito un genio creativo che dipinge la sua follia.
La pazzia può quindi essere intesa come catalizzatore perché il genio creativo si sviluppi e si manifesti, lasciando il suo messaggio attraverso l’opera d’arte.
Genio e follia, K.Jaspers, Cortina Raffaello, 2001
it.encarta.msn.com
http://www.ibs.it/
Matematicamente.it
itinerario nell’arte, C. Di Teodoro, Zanichelli
Erika Lavanna

Nikola Tesla e le sue invenzioni


Nikola Tesla e le sue invenzioni




Nato nel 1856 a Smiljan in Jugoslavia (allora faceva parte dell'impero Austro-Ungarico), lasciò l'Europa nel 1884 alla volta dell'America. Giunse a New-York portando con sé alcuni articoli scritti a Parigi e a Belgrado, i disegni di una macchina volante, alcune sue poesie e 4 centesimi di dollaro. Sembrava uno dei tanti emigranti in cerca di fortuna, ma in testa aveva già tutti i progetti di un generatore di corrente alternata polifase, un apparecchio per trasformare la corrente da continua in alternata. Il suo genio nel campo dell'elettricità gli permise subito di iniziare a lavorare per Edison, per il quale creò 24 tipi di dinamo diversi. Decise infine di mettersi in proprio e sviluppò il progetto del generatore polifase, che nel 1895 venne utilizzato in tutte le centrali elettriche. Questo gli permise di guadagnare la somma di 216.000 dollari, e brevettò altre 30 invenzioni, ma il suo progetto era ben più ampio, una cosa che ancora oggi sembra fantascienza. Tesla viveva solo ed in modo eccentrico (sulla tavola pretendeva sempre che ci fossero 18 tovaglioli ripiegati in modo particolare), ma il suo genio era unico. Fu il precursore degli esperimenti radiofonici, nel 1898 aveva sperimentato pubblicamente al Madison Square Garden di New York una barca radiocomandata e l'anno successivo possedeva una stazione radio a Colorado Spring sulle Montagne Rocciose. Nel 1912 gli fu proposto il premio Nobel, ma lo rifutò indignato dal fatto di non averlo ricevuto nel 1909 al posto di Guglielmo Marconi.
Ma qual'era il progetto di Nicola Tesla?
Intendeva trasmettere la corrente, non piccole quantità, ma corrente su larga scala da utilizzare per uso domestico e industriale. Immaginate un'antenna parabolica sul tetto che raccoglie la corrente senza bisogno di cavi. Fantascienza? No! Tesla riuscì nel 1899 tramite la stazione di Colorado Spring ed un generatore di nuova concezione a trasmettere la quantità di corrente necessaria ad accendere 200 lampadine poste a 40 Km di distanza. Il magante John Pierpoint Morghan si interessò agli esperimenti di Tesla e finanziò il suo progetto: "Il Sistema Mondiale"!
Ma di cosa si trattava?
Tesla intendeva utilizzare le vibrazioni elettriche naturali della terra per ricavare energia elettrica a costo ZERO! Ma dopo poco tempo, per motivi sconosciuti, Morgan ritirò i finanziamenti e Tesla fu costretto a far demolire le sue installazioni. Cadde in una profonda crisi depressiva, ma questo non gli impedì di inventare un apparecchio dalle caratteristiche simili ad un laser. Era un convinto pacifista e in proposito scrisse "Non si può eliminare la guerra mettendola fuorilegge: l'unico sistema per evitarla è fare in modo che ogni nazione sia in grado di difendersi. Sono stato abbastanza fortunato da sviluppare una nuova idea che può essere utilizzata soprattutto per la difesa. (...) Con la mia invenzione è possibile distruggere qualunque cosa si avvicini entro un raggio di 320 chilometri" (E pensare che vengono spesi miliardi per sviluppare uno scudo stellare inventato quasi 100 anni fa).
Nicola Telsa morì nel 1943, solo e frustrato per non essere riuscito ad imporre alcuni suoi progetti basati sulle onde elettromagnetiche.
Ma le invenzioni di Nicola Tesla erano in anticipo di cento anni sui suoi tempi, e solo di recente (1987) due suoi brevetti sono stati riscoperti, si tratta di una pompa e di una turbina senza pale, due sistemi che si sono rivelati utilissimi in aeronautica al fine di migliorare la sicurezza degli aerei.
Un discorso a parte merita il "Sistema Mondiale". Gli appunti del fantastico generatore sparirono misteriosamente dopo la morte dello scienziato. Alcuni sostengono che siano stati trafugati e portati nell'est europeo, dove il macchinario è stato costruito in segreto. Ma perchè in segreto? Alcuni scienziati sostenevano che una simile macchina sarebbe stata in grado di causare Black Out totali in intere aree geografiche e di modificare il tempo atmosferico, è stato addirittura stato ipotizzato che riuscirebbe ad influire sui comportamenti del cervello umano. Le invenzioni umanitarie di Tesla sembrano trasformarsi in armi terribili se lasciate in mano alle persone sbagliate.
Una parte più oscura della vita di Tesla riguarda il periodo successivo alla fine del progetto del "Sistema Globale". Lo scienziato fu ingaggiato dal governo americano assieme ad altri scienziati tra cui Einstein, per sviluppare il progetto conosciuto come Philadephia Experiment. Consisteva in un progetto per rendere invisibile una nave militare agli schermi radar. Su una nave venne montato un generatore elettrico di nuova concezione e fu effettuato il test. Ma qualcosa andò in modo diverso. La nave scomparve, oltre che dagli schermi radar, anche fisicamente. Vi è una sola testimonianza di quell'esperimento. La nave si trovò in una sorta di tunnel in cui i colori cambiavano e turbinavano tre marinai si gettarono fuori bordo...e si trovarono fuori dalla base militare dove aveva avuto inizio l'esperimento. Si recarono al canello e chiesero del responsabile del progetto, ma quando lo videro si resero conto che era molto più vecchio....erano passati quasi 40 anni.Dopo l'insuccesso del Philadelphia Experiment sia Tesla che Einstein furono rimossi dall'incarico perchè inaffidabili.
Giuseppe Verdi diceva "Il genio è solo tanto tanto lavoro", Einstain sosteneva "La fantasia è l'espressione più alta del genio", e Tesla era un genio in ogni senso.

Introduzione video sul personaggio di Nikola Tesla.
http://www.youtube.com/watch?v=TYDxDJhmC98&feature=PlayList&p=B0E91F8680249DF5&index=1

Andrea Ponzini

sabato 28 marzo 2009

il surrealismo fra cinema e arte

Il surrealismo fra cinema e arte.


Salvador Dali' e' senza ombra di dubbio il massimo rappresentante del Surrealismo pittorico,che si lega al successivo Surrealismo cinematografico sviluppatosi negli anni 20' del ventesimo secolo in Francia.
Il surrealismo pittorico di Dali' e' oltre ogni limite,poco rassicurante,per certi versi spaventoso,
le visioni di corpi smembrati da numerosi cassetti che inquietanti sporgono aperti (sono simbolo
delle perversioni e dei lati oscuri,che ogni essere umano porta dentro di se'),o di giganti in fiamme (vedi il dipinto Giraffa Infuocata),si avvicina a una visione portata dal delirio di una mente malata.
Delirio e' la parola piu' adatta per descrivere la pittura surrealista di Dali',che va ben oltre
gli altri rappresentanti di quel genere pittorico. (Lo stesso Breton fondatore del "circolo" surrealista,caccio' Dali' a causa della sua "lucida follia").
Sono da analizzare con attenzione gli aspetti psicoanalitici di queste opere di Dali',che afferma:"il corpo umano e' pieno di cassetti segreti che solo la psicoanalisi e' in grado di aprire".
Dali' si ispira quindi alla disciplina psicoanlitica fondata da Freud,e difatti i cassetti possono essere benissimo ricondotti alle variabili:Es Io Super-Io spesso usate da Sigmund Freud.
Freud nei suoi studi afferma come nella mente umana vi siano tre spinte fondamentali:
Es:la sede inconscia degli istinti
Io:la dimensione conscia che controlla L'es
Super Io:la formazione morale che censura i desideri considerati moralmente non accettabili.
L'uomo quindi e' in continua lotta con se stesso per censurare i comportamenti sbagliati,secondo il punto di vista della societa'.
Dali' quindi assorbe questi dettami.
Dal surrealismo su tela,si arriva negli anni 20' a quello su pellicola.
Il cinema surrealista e' sporco,basato sul senso del brutto.
La sessualita' viene mostrata in modo abbastanza esplicito per l'epoca,rompendo un forte tabu',e scavando a fondo nell'inconscio e nelle pulsioni umane.
Dali' non puo' non far parte del genere,e quindi comincia a collaborare col regista Luis Bunuel,insieme produrranno e dirigeranno film dal forte contenuto psicoanalitico come Un Chien Andalou.
Questa pellicola contiene film fortissime per l'epoca,e ancora oggi di impatto,come all'inizio con lo stesso regista Bunuel che con un rasoio in mano taglia un occhio a una donna seduta (l'occhio era quello di un vitello)

Con questo ci vuole dimostrare che lo spettatore sara' costretto a vedere tutto cio' che prima gli era stato proibito di osservare.
Salvador ha modo di affinarsi anche in epoche successive,girando insieme ad Alfred Hitchcock la scena del sogno di Io Ti Salvero'.
La scena si presenta come un incubo del protagonista in cui appare un cigno,e nella versione originaria avrebbe avuto forti connotazioni psicoanalitiche ,la protagonista presentata come un immobile statua sarebbe stata ricoperta dalle formiche,per poi liberarsi da esse ritornando alla vita (eliminata perche' rappresentava la paura del protagonista per il matrimonio).
Dali' partecipa con attivo interesse al genere,offrendo ottime consulenze e invenzioni visive che rendono questi film unici,pietre miliari della storia del cinema.
Marco Rezzoaglio